Da quando vivo a Città del Messico, c’è una tradizione che mi ha conquistata per la sua profonda bellezza: il Día de Muertos. 🧡💛
Da europea, ero abituata a pensare al ricordo come a qualcosa di intimo, nostalgico, silenzioso. Triste.
Qui ho scoperto l’esatto contrario: una celebrazione viva, colorata, allegra e incredibilmente strutturata.
Gli altari (ofrendas) non sono casuali. Hanno livelli precisi, simboli calcolati e un’architettura pensata per connettere il passato al presente.
È la dimostrazione che anche le emozioni più profonde e la memoria hanno bisogno di un contenitore solido per essere celebrate.
Io l’ho scoperto attraverso i progetti di scuola dei miei figli, perché anche lì costruiscono insieme un’ofrenda.
Ciò mi ha fatto riflettere su due cose:
1️⃣ Le radici si portano dentro, non si lasciano indietro: come cambiare Paese perché non significa cancellare chi eri, ma integrare nuove conoscenze e sviluppi di te stessa.
2️⃣ La bellezza nasce dai confini: come un altare dà forma al ricordo, la struttura dà spazio alla vita.
In questi giorni, CDMX è riempita di luce, profumo di cempasúchil, pranzi insieme gioiosi e vita.
E tu, quali tradizioni del posto in cui vivi ti hanno trasformata di più?



