(Pensieri di qualche anno fa)
Tutto tace. Occhi chiusi ma svegli. Muscoli che pulsano sotto il peso leggero del tuo corpo, abbandonato alle stanchezze della breve vita. Formicolii che mi guidano a percepire ogni parte del corpo. Ma io non mi muovo, e tutto tace. Non sento nemmeno più il mio respiro, sovrastato dal tuo, per paura di disturbarti.
Se solo i pensieri producessero rumore, capiresti a quante cose sto pensando. Tutte rivolte a te che sei un prolungamento del mio essere e della mia sostanza. Siamo stati una cosa sola e, forse, lo saremo sempre. Sento che devo muovermi. Un crampo mi ha avvinghiato la gamba ma io non lo faccio per paura di svegliarti.
Dicono di riposarmi quando tu dormi ma non sanno che hai ancora bisogno di me. Mi chiami nel sonno e mi svegli per tenerti stretto a me perché mi vuoi. Vuoi le mie braccia. Il mio corpo caldo e nutriente. Il mio cuore rassicurante.
Allora non mi muovo.
Difficile distinguere il giorno dalla notte. I minuti e le ore, vicini e lontani. Ogni cosa si mescola e si confonde. E tace.
Ninna nanna dell’usignolo mi culla tra le braccia di Morfeo provando a farmi dormire nelle più profonde tenebre del buio verso luoghi lontani e incantati che una volta erano famigliari. Per un po’ riesco ad andarci, a incamminarmi e lasciarmi andare in queste mete lontane e ritorno bambina. Come te, e forse ci incontriamo anche lì. Mi riconosci e mi vuoi e diventiamo di nuovo una cosa sola.
Il canto dell’usignolo continua a guidarmi e farmi compagnia nel buio, ma forse è ormai quello dell’allodola che si mescola al suo. Tutto ricomincia. Come un circolo vizioso. Un’onda del mare. Un frammento di tempo. Un attimo eterno di noi.

