Capitolo III
La bella stagione era arrivata e con lei gli ultimi esami. Le temperature si erano alzate, le piogge erano scarse e il cielo via via meno grigio. Mi piaceva che ci fosse più luce e che le giornate durassero di più. Mi metteva allegria e buonumore.
Quell’anno, però, non ne ero felice come al solito.
Tra meno di due mesi mi sarei laureata lasciandomi per sempre alle spalle il ruolo della studentessa per cominciare quello di lavoratrice. Non sapevo ancora dove sarei capitata e cosa avrei fatto, ma non mi sentivo per niente pronta; continuavo ad aver paura del cambiamento anche se, molto probabilmente, si sarebbe trattato dell’ultimo della mia vita. O cosi pensavo.
Tutto da lì a pochi mesi sarebbe cambiato, e la Ellie del presente non sarebbe più esistita. O meglio, lo avrebbe fatto ma in una nuova versione, come piaceva dire a Mitch.
Anche lui non sapeva nulla del suo futuro, ma al contrario la cosa lo eccitava. Come noi altri laureandi stava superando brillantemente gli ultimi esami e si preparava a redigere il testo del congedo accademico.
Io avevo già impostato il mio, ed ero arrivata a scrivere quasi una cinquantina di pagine. Dovevo soltanto rivederlo e preparare l’estratto che avrei poi discusso il giorno della proclamazione.
Per il congedo avevo voluto concentrarmi essenzialmen- te su me stessa, parlando dei sentimenti e le sensazioni che provavo e descrivendo com’ero cambiata lungo il percor- so accademico. Avevo parlato dei miei esami e ringraziato i miei genitori e professori, come da prassi, soffermandomi a dire due parole in più sul professor Palmer, colui che mi aveva insegnato cosa fosse l’amicizia, l’ultima vera novità e scoperta della mia vita. Mi sarei per sempre ricordata di lui e della sua insolita lezione sulla mindfulness.
«Secondo te cosa andrò a fare?» chiesi un giorno a F5.
Ero sdraiata sul letto e fissavo il soffitto, perdendomi nel labirinto contorto della mia mente mentre lei sistemava nell’armadio delle magliette appena arrivate, lavate e stirate.
«A quale contesto ti riferisci?» rispose girando la testa verso di me. L’avevo programmata a voltarsi verso il suo interlocutore ogni volta che le veniva rivolta la parola.
«Al mio lavoro. Secondo te, in quale azienda mi inseriranno? E cosa andrò a fare? Intendo, in quale specifico reparto aziendale finirò?»
«Purtroppo, non ho ricevuto ancora questa informazio- ne. Non lo so, Ellie.» F5 ritornò all’armadio per finire di sistemare.
Era in quelle risposte che mi rendevo conto quanto noi umani fossimo diversi dai robot; loro non riuscivano a pen- sare in modo creativo, e le risposte che potevano dare erano soltanto calcolate. Non erano previste interpretazioni.
«Sì, lo so che non hai nessuna informazione, ma se dovessi esprimere la tua opinione, cosa diresti? Aspetta, forse così è più facile: pensa alle mie peculiarità caratteriali, alle qualità, propensioni e valutazioni scolastiche, e dimmi secondo te quale lavoro sono portata a fare. Dovrebbe essere semplice, in fondo le assegnazioni le fate voi.»
Gli algoritmi per le mansioni lavorative erano tutti de- terminati dai computer di ultima generazione del Sistema. Erano necessari calcoli elaborati e precisi a più variabili, che una mente umana non sarebbe mai stata in grado di eseguire. Non in poco tempo, comunque, e con margini di errore praticamente nulli.
«Sei una persona ordinata, precisa e metodica. Hai un’ot- tima memoria visiva, soprattutto se si tratta di numeri, e sei veloce a calcolare a mente operazioni complesse. Ti riesce facile gestire i processi sequenziali, la concatenazione degli eventi e sei sincera e leale. Hai sempre avuto valutazioni alte in tutte le discipline, ma so che ti viene più naturale risolvere problemi matematici e casi di studio complessi che soffer- marti ad analizzare testi intellettuali o memorizzare leggi o frasi di grandi autori. Pertanto, sei senz’altro idonea al ruolo di trader finanziario, risk manager o management controller in una delle nostre multinazionali. Ruoli che al momento sono i più richiesti, anche se non conosco le attuali posizioni vacanti e di fatto mi riferisco ai soli dati storici.»
Mi soffermai a soppesare le sue parole. In effetti quelle mansioni non erano niente male, ma sarei stata in grado di ricoprirle?
«Quindi pensi che sarei idonea a uno di questi lavori?»
«Hai tutte le caratteristiche per riuscirci. Perché hai questi dubbi? Sei sempre andata bene a scuola, non hai mai avuto problemi. Cos’è che ti rende insicura?»
«Non lo so. O meglio, so che molto è dovuto al mio carattere timoroso, che mi fa temere i cambiamenti. Noi umani dobbiamo purtroppo fare anche i conti con la nostra parte irrazionale, non siamo soltanto numeri e statistiche come voi.» Feci un sorriso tirato prima di continuare. «Ma la verità è che ultimamente comincio a chiedermi se questa è la vita che voglio davvero. So di non avere molta libertà al riguardo e ho sempre fatto ciò che il Sistema richiedeva senza pensare se la cosa fosse giusta o meno. Giusta per me, intendo. È stato sempre così, fin da quando ero bambina. Ma adesso, di fronte a questo ultimo, enorme salto nel buio, mi domando se il percorso che è stato pensato per me mi renderà davvero felice.»
Era la prima volta che esprimevo i miei pensieri ad alta voce. Nemmeno con Mitch mi ero mai sbilanciata così tan- to. Ma farlo con F5 era più naturale. Non essendo umana, sapevo che non poteva rivelare i miei segreti e, soprattut- to, non poteva giudicarmi. L’unica preoccupazione che mi aveva sempre frenata, era che potesse essere controllata e registrata dal Sistema.
«Il percorso è giusto, lo sai, Ellie. È stato scelto per te, in base alle tue capacità e qualità personali. Andrai a ricoprire un ruolo pensato intenzionalmente per te. È così che funziona il mondo del lavoro.»
«Sì, ma non è stata scelto da ME. È questo che non mi piace. Ogni cosa che mi riguarda è stata decisa da qualcun altro, anzi qualcos’altro. Non pensi sarebbe più corretto che ognuno scegliesse il lavoro che desidera?»
«No, non lo credo, e la Storia ci insegna che è giusto così. Nei secoli passati le persone sceglievano liberamente cosa studiare e quale lavoro fare in base al proprio background, situazione economica, ispirazione e influenze del momento.
C’era chi si perdeva lungo la strada, chi non studiava, chi confondeva ciò che gli interessava da ciò per cui era predi- sposto. Ciò ha portato il Mondo ad affrontare una grossa crisi economica dovuta a un tasso insostenibile di disoccupazione. E di conseguenza sono cominciate migrazioni di interi popoli verso i paesi più ricchi, disordini, squilibri e infine guerre. Come già saprai dai tuoi studi, sono stati mo- menti difficili per l’umanità, e al Sistema ci sono voluti decenni per riportare le persone a una condizione di benessere e serenità. È grazie all’inquadramento sociale, se godiamo ancora adesso di quel privilegio. Ciò ci insegna che quelli del passato sono errori da non commettere mai più.»
Non avevo mai riflettuto su questo aspetto della nostra situazione.
«Quindi stai dicendo che non saremo più in grado di fare delle scelte nostre? Che non saremo mai davvero liberi?»
«Le scelte del Sistema non pregiudicano la libertà. Ti avviano soltanto a fare delle valutazioni corrette. Ma perché parli così, Ellie? Non sei stata felice negli ultimi tempi?»
«Io…»
Ripensai ai mesi appena trascorsi, agli studi e a quanto mi ero sentita soddisfatta di aver superato bene tutti gli esami. A com’ero stata entusiasta di aver conosciuto Mitch, il mio primo vero amico. Sapevo di essere una ragazza intelligente, più intelligente della media, e che sarei andata a ricoprire un ruolo di grande prestigio che chiunque avrebbe ambito. Ero una persona fortunata. Non potevo negarlo. Sì, ero felice. Soltanto spaventata dell’imminente cambiamento. Però non volevo mollare così facilmente, sebbene mi avesse già convinta.
«E che mi dici riguardo alla libertà? Sarò anche serena, ma sono libera di prendere da sola le mie decisioni.»
«Ellie, certo che sei libera. Hai sempre potuto fare quello che volevi, nessuno ti ha mai obbligata a vivere in questa città, finire questa scuola, andare in palestra o scegliere un altro sport. Sono tutte cose che hai deciso tu. Ti sono solo state consigliate, perché il Sistema sapeva che erano quelle più idonee a te. Hai seguito i suoi suggerimenti e adesso sei felice.»
A quella conclusione mi sentii meglio. F5 aveva ragione, il Sistema faceva soltanto il nostro bene, e per quanto mi riguardava, non l’avrei dovuto più mettere in discussione.
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