CAPITOLO SECONDO
Ormai aveva realizzato che sarebbe diventata madre.
Erano passati più di due mesi dall’ultima mestruazione e aveva fatto altre quattro volte il test di gravidanza, con risultato sempre positivo.
Non che dubitasse della loro attendibilità, anzi; aveva intuito di essere rimasta incinta prima ancora di fare il primo, ma le sembrava una cosa talmente incredibile che aveva voluto assicurarsi più volte che fosse vero.
Non riusciva ancora a capacitarsi delle sensazioni che provava e che aveva avvertito in quelle prime settimane; per fortuna non era stata male o avuto nausee, ma sentiva che qualcosa dentro di lei stava cambiando.
Dopo i primi giorni di gioia con Archie, aveva chiamato la madre e scritto alla nonna per dar loro la notizia; aveva voluto condividere subito la novità con le due più importanti donne della sua famiglia.
La madre si trovava in Florx, al mare, per un viaggio relax con alcune amiche dopo aver assistito a un convegno sui “nuovi giovani della terza età”.
Inizialmente, appena gliel’aveva detto, si era messa a ridere perché pensava fosse uno scherzo; Rose non si aspettava di certo che la figlia avesse cambiato idea così in fretta sulla maternità. Ma dopo aver capito che non la stava prendendo in giro, si era dovuta sedere perché di colpo le gambe avevano smesso di sostenerla. Si era emozionata tanto; aveva ormai perso la speranza di diventare nonna e non era preparata a ricevere una notizia del genere in quel momento.
“Piccola mia, sono così felice per voi. È una bellissima notizia e sono tanto orgogliosa di te. Tra due settimane tornerò a casa e mi organizzerò subito per venirti a trovare nel weekend. Mi raccomando, prenditi cura di te e mangia. Finalmente ti vedrò con la pancia”, scherzò prima di riattaccare.
Eryn era sempre stata magra, e fin da piccola la madre aveva dovuto lottare per farla mangiare e farle mettere su un po’ di peso. Le piaceva cucinare ma non amava molto mangiare e alcune volte, per pigrizia o noia – soprattutto se era sola –, saltava i pasti.
Adesso però doveva pensare a stare bene, per lei e per il suo bambino.
Aveva in mente anche di andare da un dietologo per farsi prescrivere una dieta equilibrata e completa per la gravidanza che le permettesse di assumere e assimilare tutte le sostanze necessarie per l’organismo. Oltre alle vitamine che aveva iniziato a prendere, una corretta e sana alimentazione l’avrebbe aiutata ad affrontare meglio quel periodo e sarebbe stato il primo regalo di benvenuto per suo figlio, che adesso era lungo circa due centimetri e pesava poco più di due grammi.
Eryn e Archie erano appena usciti dallo studio del dottor Ladder dove avevano fatto la prima ecografia. Posare lo sguardo sul loro bambino per la prima volta era stato un momento davvero emozionante.
Dopo che il medico aveva spalmato del gel sulla pancia di Eryn e appoggiato la sonda, sullo schermo posizionato in alto davanti a loro nella stanza in penombra era apparsa una macchia chiara che, grazie alle istruzioni e all’aiuto del medico, si era trasformata ai loro occhi in un corpicino in movimento.
Grazie ai moderni strumenti ed effetti tridimensionali, erano riusciti a vedere bene l’immagine ingrandita proiettata sul televisore; visto così sembrava grande quanto un bambino appena nato. Ladder, attraverso la misurazione degli arti e il rilevamento della translucenza nucale – utile a valutare lo spessore del tessuto sottocutaneo dietro la nuca del feto –, li aveva rassicurati sull’andamento della gravidanza.
Nonostante fosse ancora presto per saperlo, gli avevano chiesto di non rivelare loro il sesso, neanche durante le successive visite; non c’era stato un motivo particolare in quella scelta, ma volevano mantenere il mistero per tutti i nove mesi di gravidanza e fantasticare se avesse fatto presto loro compagnia un maschietto o una femminuccia.
Era tutto nuovo, eccitante e incredibile e volevano godersi quelle emozioni e sensazioni, una per una.
Eryn aveva avuto un momento di ansia poco prima di sdraiarsi sul lettino quando, per scherzo, il dottore le aveva spiegato che avrebbe controllato se vi fosse più di un ospite dentro la pancia.
Lei non ci aveva affatto pensato, ma in effetti avrebbero potuto esserci anche due gemelli. Non che ci fosse qualcosa di brutto nell’avere due bambini in una volta sola, ma per una che fino a qualche mese prima non aveva in mente di averne nemmeno uno, era stato un pensiero troppo scioccante.
Ad ogni modo, aveva verificato e confermato che ce n’era solo uno.
“Forse dovresti rimanere a casa dal lavoro per non stancarti troppo”, disse Archie alla moglie mentre entravano in casa. La visita non aveva rivelato nessun problema di salute né per il bambino né per la madre, e il ginecologo aveva assicurato che, se non avesse arrecato troppa stanchezza o stress, Eryn avrebbe potuto tranquillamente continuare a lavorare. Non c’era alcuna controindicazione, anzi. Avrebbe perfino potuto giovare.
“Hai sentito quello che ha detto il medico. Va tutto bene e io posso continuare a fare la vita di sempre. Ovviamente comunicherò al lavoro che non potrò più viaggiare come prima, ma per il resto non voglio stravolgere la mia vita. Non ancora, almeno”.
Archie era diventato ancora più protettivo verso la moglie e non voleva che le accadesse nulla per colpa del suo lavoro e della sua cocciutaggine, che spesso la portavano a oltrepassare i suoi limiti fisici e mentali.
Avevano già discusso più volte su quell’argomento, e si era reso conto che non poteva forzarla a rimanere a casa senza un valido motivo, soprattutto se lei non voleva e i controlli medici non presentavano nulla di anomalo; tenerla ferma in casa a fare nulla avrebbe solamente contribuito a innervosirla di più.
Tra i due di solito era lui quello che riusciva a rimanere calmo, mentre lei si faceva prendere dall’agitazione in situazioni che non dipendevano completamente dalla sua organizzazione maniacale. Ma da quando aveva scoperto di essere incinta, sembrava diversa anche nella gestione dei problemi; se prima era calma e metodica sul lavoro, ora lo era diventata nella vita privata.
“Visto che la visita è andata bene voglio dirlo a Val e agli altri. Sono proprio curiosa di vedere le loro facce”, disse ridendo Eryn mentre andava in camera da letto per cambiarsi.
Ad eccezione delle loro mamme, non avevano dato ancora a nessuno la notizia; avevano preferito aspettare di assicurarsi che tutto procedesse senza problemi.
Non erano persone pessimiste ma sapevano che, soprattutto nelle prime settimane, la gravidanza poteva interrompersi spontaneamente.
Non era stato facile per Eryn non dirlo a Val, dato che si sentivano quasi tutti i giorni. Per evitare di mentire all’amica, aveva cercato di non parlare troppo di se stessa e l’aveva bombardata di domande riguardo alle sue giornate e al lavoro, chiedendole in continuazione se ci fossero novità sul fronte amoroso.
“Che ne dici se stasera la invitiamo a cena? Così finito di mangiare glielo diciamo. Non vorrei dirglielo mentre mangia e farle andare tutto di traverso. Poi con gli altri organizziamo un’altra cena nel weekend”.
Eryn aveva appena pianificato le loro prossime serate e il marito sapeva già che, mentre si stava cambiando e lavando, avrebbe pensato a cosa cucinare.
Era giovedì sera e Val arrivò da loro dopo il lavoro, verso le diciannove e trenta.
Non era insolito che organizzassero delle cene insieme durante la settimana, pertanto l’amica non si aspettava che la serata avrebbe avuto in serbo una sorpresa speciale.
Consumarono il pasto piacevolmente anche se un po’ più in silenzio rispetto al solito, perché Eryn pensò per tutto il tempo al momento in cui avrebbe dato la notizia all’amica e non riusciva a rimanere concentrata a parlare. Era nervosamente felice ed eccitata. Era la prima volta che dava la notizia ad alta voce a una persona di fronte a lei in carne e ossa, e non dall’altro capo di un telefono o tramite una lettera.
Aveva cucinato pasta con pomodori e melanzane e, come secondo, filetti di branzino in crosta di sale con patate al forno. Tutto come sempre squisito e impiattato con cura nei piatti rotondi neri dal design moderno ed elegante, come piaceva a Eryn. L’impiattamento era una fase a cui teneva molto e vi si dedicava per diversi minuti prima di servire il cibo in tavola.
“Anche oggi David mi ha fatto chiudere il negozio. Non so per quanto tempo potrò continuare lì”. Val sembrava davvero esausta mentre si lamentava con gli amici con la bocca ancora piena di patate.
David era il suo capo, il titolare del mobilificio e, oltre a trattarla da commessa e non da arredatrice, la faceva lavorare più delle sue otto ore di contratto, facendola rimanere spesso fino a fine giornata a occuparsi della chiusura. Ma era difficile dirgli di no dato che ormai lo dava per scontato e Val aveva paura di offenderlo o di deluderlo. Tra di loro si era creato un bel rapporto, ma niente che andasse oltre la sfera lavorativa. Teneva molto a lui e in fondo lì si trovava bene, anche se il suo desiderio più grande rimaneva quello di diventare un’arredatrice professionista e fare ciò per cui aveva studiato tanto, anche se significava cercare un altro lavoro e lasciare la sicurezza che David e il suo negozio le garantivano.
Val si era sempre mostrata disponibile, sperando prima o poi in un riconoscimento lavorativo e remunerativo che ancora non era arrivato. Erano anni che annunciava un suo possibile licenziamento, ma non lo aveva ancora fatto e, anche se si lamentava, le piaceva il suo lavoro. Voleva solo qualche riconoscimento in più.
Certe volte non è facile cambiare completamente le abitudini e lo stile di vita, soprattutto se non sono poi così male.
“Dovresti cercare qualcosa in grado di valorizzare il tuo talento. Sei sprecata a lavorare lì”.
Come sempre Eryn assecondava le lamentele dell’amica e lodava le sue doti e qualità. Secondo lei Val era davvero brava, ma sapeva che non avrebbe lasciato ora il suo lavoro; erano anni che sentiva quei discorsi e sapeva anche che se l’amica avesse davvero voluto cambiare, l’avrebbe già fatto.
“Per farti sentire meglio ti ho preparato una torta. Amore, la prendi tu, per favore? È in cucina”. Eryn fece l’occhiolino al marito, che si alzò per andare a mettere i piatti sul lavello e prendere il dolce.
Ultimamente era diventata più amorevole con lui e glielo dimostrava anche in pubblico, cosa che prima non aveva mai fatto.
Archie ritornò con la torta – una nuvola di panna e cioccolato alta circa dieci centimetri appoggiata su un piatto rosso –, che posò delicatamente sul tavolo. La base soffice di morbido pan di Spagna al cacao era farcita con panna montata e ricoperta da una cascata di cioccolato. Era una delle classiche torte che si fanno per i compleanni e le feste, per niente difficile da preparare, soprattutto per un’esperta in cucina come Eryn.
La sorpresa però era nella scritta realizzata con cioccolato bianco fuso, posta al centro del dolce.
Tre semplici parole, ma molto significative: “Benvenuta, zia Val”.
Eryn aveva voluto sorprenderla e darle la notizia nel modo più dolce possibile, usando uno dei loro hobby preferiti; difficilmente avrebbe potuto trovare qualcosa di più dolce di una torta panna e cioccolato da un chilo.
Ma l’amica non si accorse di nulla, presa com’era dalle sue lamentele.
L’aveva vista solo di sfuggita e non aveva notato la scritta.
“Dai, mangiane un pezzo prima di andare a casa. Vedrai che ti farà sentire meglio”, la invitò porgendole un piatto pulito. Aspettava che lei leggesse la scritta prima di tagliarla.
“No, grazie. Sono piena. Ho mangiato a sufficienza”. Allontanò educatamente il piatto da sé, facendo segno di no con la testa.
La frangia le si mosse velocemente sulla fronte, ondeggiando a destra e a sinistra.
“Eryn l’ha fatta per te e sono sicuro che se la mangerai, trascorrerai una notte serena. Sai che il cioccolato fa bene all’umore ed è l’ingrediente naturale migliore per combattere la depressione”, insistette Archie.
“Ma non sono depressa, solo un po’ amareggiata. E poi ho ripreso da poco ad andare in palestra per rimettermi in forma visto che sono ritornata single. Me la mangerei solo con gli occhi, ma…”. Finalmente posò lo sguardo sulla scritta.
“Oh. Mio. Dio. E questo cosa significa? Eryn!”. Val si mise a gridare, guardando ora l’amica, ora la torta e ora Archie, scattando in piedi come una molla. Per poco la sedia non cadde sul pavimento.
“Secondo te cosa vuol dire?”.
Eryn si mise a ridere mentre guardava le espressioni che cambiavano velocemente sul volto di Val. Era davvero buffa. Con le mani davanti alla bocca, dopo qualche secondo di silenzio incominciò a singhiozzare. Era l’ultima cosa che si sarebbe aspettata.
Eryn era come una sorella per lei e la notizia l’aveva colta completamente di sorpresa, facendola emozionare ancora di più. Pochi attimi dopo corse ad abbracciarla ed esclamò qualche frase incomprensibile tra singhiozzi, risate e urla.
Val era così, un vulcano di sentimenti ed emozioni e non aveva timore di mostrarli, a differenza di Eryn.
“Non so come e perché tu abbia cambiato idea, ma mi hai reso l’amica più felice e orgogliosa del mondo. Diventerò zia! Diventerò zia! Diventerò zia!”. Erano quelle le uniche parole che riusciva a dire mentre gli amici le raccontavano di come stesse procedendo la gravidanza.
Nonostante il giorno dopo andassero tutti al lavoro, rimasero a parlare ancora qualche oretta fantasticando sul loro futuro e su quello del bambino, e a ricordare gli aneddoti di quando erano piccoli loro e di cosa avevano fatto.
Eryn sapeva che Val era contenta quanto loro di quella notizia e sarebbe stata una zia perfetta per il loro bambino. Avrebbe fatto parte attivamente anche lei della sua vita. Ne era sicura.
Né lei né Archie avevano fratelli o sorelle, quindi gli zii sarebbero stati i loro amici, persone scelte con il cuore.
“La prossima volta con gli altri fai una scritta più grossa così siamo sicuri che la vedano subito”, disse sorridendo Archie alla moglie mentre richiudeva la porta di casa dopo che Val era uscita e la raggiungeva in cucina per finire di ripulire la tavola prima di andare a dormire.
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