Alle donne che ho incontrato nella mia vita e che hanno saputo ispirarmi.
Ma soprattutto a TE che mi hai insegnato a vivere.
CAPITOLO PRIMO
“È sana come un pesce. Prego, si può rivestire ora”.
Il dottor Ladder le sorrise mentre si alzava dalla sedia e raggiungeva la scrivania.
Eryn, seppur si sentisse in forma e stesse bene, prima di ogni visita era sempre un po’ nervosa e preoccupata per paura che il medico trovasse qualcosa di anomalo.
“Meno male, sono contenta. Era da un po’ che non venivo a farmi controllare; ultimamente, presa come sono dal lavoro, mi dimentico di prendermi cura di me stessa”.
“Lo so, oggigiorno siamo tutti di corsa e spesso non prestiamo attenzione alle cose importanti. Lei è ancora giovane e in salute, ma almeno un controllo all’anno lo deve fare, soprattutto se vorrà avere dei figli. Le faccio fissare dalla segretaria l’appuntamento per il prossimo”. Era la seconda volta nel giro di pochi giorni che sentiva quella storia. Le persone intorno a lei davano per scontato che dovesse avere dei figli solo perché era una donna sui trentacinque anni.
“Al momento io e mio marito abbiamo intenzione di prenderci ancora qualche anno per noi due prima di provare ad averne uno”. Eryn non mancò di sottolineare che non era l’unica nella coppia a dover sostenere la responsabilità di fare un figlio.
“Sì, certo. Capisco. Da medico le devo però dire di non aspettare troppo tempo per non rischiare di avere problemi nel riuscire ad averne”. Così dicendo, le porse il referto. “Per aiutarla a mantenersi in forma, le fornisco un campione gratuito mensile delle vitamine Fxoly. Sono degli integratori a base di vitamina A, B e C e servono a garantirle il sostegno indispensabile per il buon funzionamento dell’organismo; ormai con il lavoro e gli orari stressanti non riusciamo più a mangiare in maniera completa rifornendoci di tutto quello che ci occorre. Sono vitamine che può trovare gratuitamente nelle farmacie e nelle palestre, o negli studi medici. È uno dei tanti benefit forniti dal nostro buon sindaco. Prenda una pillola tutti i giorni la sera prima di andare a dormire”.
Tyler si era proprio impegnato nella sua campagna. Almeno le sue parole non erano andate perse al vento, pensò Eryn mentre usciva dallo studio e saliva in macchina.
Anche se inizialmente le parole del ginecologo l’avevano un po’ irritata, sapeva che l’aveva fatto perché era ciò che richiedeva la sua professione. Eryn si ripromise di prendere le vitamine tutte le sere; l’indomani sarebbe partita per tre lunghe e pesanti settimane di lavoro. Avrebbe avuto bisogno di tutte le energie disponibili.
*
Archie era impaziente di riabbracciare la moglie.
In attesa che arrivasse al terminal dell’aeroporto Air, il principale della città, le aveva comprato un mazzo di tulipani rossi, i suoi preferiti.
Erano stati lontani quasi un mese, ma a lui sembrava una vita; nonostante facesse regolarmente viaggi d’affari, non si era ancora abituato alla sua assenza. Aveva visto trascorrere i giorni di ottobre lentamente mentre aspettava di andare a prenderla.
Eryn, con il suo piccolo trolley nero, uscì dalle porte che separavano i viaggiatori dalla sala d’attesa in testa agli altri passeggeri, e individuò subito il marito. Gli andò incontro sorridendo.
Archie la osservò mentre si avvicinava. Un’elegante giacca beige la fasciava alla perfezione, mettendo in mostra le curve nei punti giusti ed evidenziando ancora di più le sue lunghe gambe avvolte dentro i jeggins neri. Ai piedi un paio di décolleté con un po’ di tacco.
Era perfetta. Sembrava appena uscita da una rivista di moda, pensò Archie mentre abbracciava e baciava la moglie.
“Mi sei mancata tanto! Com’è andato il viaggio?”. Iniziò a tempestarla di domande mentre le prendeva la valigia.
“Bene, sono solo un po’ stanca. Queste settimane sono state molto intense, ma siamo stati bravi e abbiamo chiuso i contratti a cui miravamo. Per fortuna ora c’è il weekend per staccare”. Eryn appoggiò la testa sulla spalla del marito mentre si dirigevano verso il parcheggio. “Adesso ho solo bisogno di una doccia rinfrescante, un po’ di riposo e tante coccole”.
La serata fu perfetta.
Archie aveva preparato le lasagne con besciamella e pesto, le preferite di Eryn, insalata verde con qualche pomodorino tagliuzzato e un vassoio pieno di verdure e formaggi.
Bastava poco a far felice la moglie; anche se le piaceva cucinare ed era diventata molto brava, spesso preferiva mangiare piatti semplici rispetto a qualcosa di troppo elaborato.
Terminarono la cena velocemente perché Eryn era affamata per via del fuso orario di cui il suo corpo risentiva ancora, e presto si trovarono abbracciati sul letto sotto le coperte a guadare la televisione.
“Mi sei mancato tanto in queste tre settimane. Mi è mancata la nostra casa, le nostre abitudini. Di più rispetto alle altre volte. Non so come mai. Forse sono solo stanca perché in questi ultimi mesi non ho fatto altro che studiare e viaggiare”. Eryn fissò lo sguardo in quello del marito. “C’erano alcune notti in cui rimanevo sveglia a pensare se è ancora la vita che voglio. Mi piace il mio lavoro, è vero, ma non mi piace stare così lontana da te”.
Archie la guardò stupito perché non le aveva mai sentito dire frasi del genere e mettere in dubbio la sua vita lavorativa, ed egoisticamente era contento nel sentirle pronunciare quelle parole. Aveva sempre desiderato che lei cambiasse lavoro o rallentasse i ritmi per poter passare più tempo insieme. Sentendola improvvisamente fragile, la abbracciò forte e la strinse al petto per trasmetterle protezione e sicurezza.
“Amore, magari sei solo stanca o forse è arrivato il momento di rallentare un po’. Sono anni che fai questo lavoro stressante senza fermarti quasi mai. È normale che tu ti ponga queste domande. Ma devi capire cosa vuoi veramente e soprattutto cosa ti rende felice. Lo sai che diventerei l’uomo più felice della Terra se decidessi di prenderti una pausa e avere più tempo libero per noi. Potremmo goderci tanti momenti insieme. Adesso, però, pensiamo a trascorrere un weekend tranquillo. Se ti sentirai ancora stanca, potrai sempre prenderti qualche giorno di ferie per staccare completamente”.
Con quelle parole rassicuranti e avvolta in un caldo abbraccio, Eryn baciò con trasporto il marito e si aggrappò al suo collo come se avesse paura di cadere giù.
Fecero l’amore con una dolcezza e un trasporto mai provati prima, e Archie sentì tutta la passione e il bisogno della moglie; sembravano essere ritornati ragazzini quando scoprivano insieme il loro corpo per la prima volta, sperimentando le soglie del piacere.
Era da tanto che Eryn non si concedeva così e si lasciò amare con foga.
Dopo molte notti agitate e insonni, finalmente riuscì a dormire tranquillamente, in pace con il suo corpo e con la sua mente, senza svegliarsi nemmeno una volta.
*
L’aria fresca e pungente aveva preso il posto del venticello caldo e arroventato di qualche mese prima.La città era invasa dalle stroboscopiche luci natalizie appese in ogni angolo delle strade, delle vetrine dei negozi e dei lampioni, e dappertutto si respirava l’odore dolce e pungente delle mele cotte e delle caldarroste, tipiche di quel periodo.
Molti turisti avevano invaso le strade per trascorrere qualche giorno di vacanza immersi tra i colori e gli odori della capitale avvolta dall’atmosfera e animavano le strade con le loro voci e risate; tanti venivano attirati dalle decorazioni e dalle attività proposte durante le feste come la pista di pattinaggio montata sotto l’enorme albero in centro, i vari cori che intonavano canti natalizi o i musei gratuiti aperti anche la notte.
Era il periodo più magico dell’anno e la faceva sentire bene, pensò Eryn mentre addobbava l’albero nella loro casa e Zelma diventava ancora più bella. Aveva decorato il loro appartamento come un piccolo villaggio di Babbo Natale. Aveva appeso le lunghe calze rigate bianche e rosse sui pomelli delle porte, e aveva attaccato le luci alle finestre e il vischio sopra la porta d’ingresso. Le mancava di ultimare l’addobbo dei due metri di abete che avevano comprato e posizionato in soggiorno, vicino al divano. Adorava ornare la casa; si sentiva come una bambina eccitata al pensiero delle feste.
Era metà mese e mancavano ancora due settimane a Natale, ma sotto l’enorme e colorato albero si intravedevano già i primi pacchetti.
A Eryn non piaceva andare a fare shopping gli ultimi giorni prima della vigilia perché c’era troppa confusione, e come ogni anno si era già data da fare e aveva pensato e comprato quasi tutti i doni. C’erano i cestini con le conserve di marmellate e biscotti per i colleghi – tutto ovviamente preparato in casa –, i pacchettini con i prodotti per la cura del corpo per le amiche dell’università con cui aveva mantenuto i rapporti e che riusciva a vedere ogni tanto – in genere nelle occasioni speciali come le festività e i vari compleanni –, due borse in pelle per le rispettive mamme, un robot da cucina per Val e giochi di società e libri per le altre tre coppie di amici con cui si vedevano occasionalmente nei weekend. Non riuscivano più a frequentarsi come qualche anno prima, soprattutto negli ultimi tempi a causa degli impegni lavorativi più stringenti, ma una o due volte al mese riuscivano a organizzare una cena o un’uscita. Li avevano conosciuti appena trasferiti a Zelma, grazie a un collega di Archie, e da allora avevano stretto una solida amicizia che si era mantenuta intatta nel tempo; avevano organizzato molte vacanze insieme, al mare e al lago, e si erano divertiti tanto.
Archie riusciva a vedersi un po’ di più con i ragazzi perché alcune sere al mese durante la settimana organizzavano di andare a bere qualcosa, mentre Eryn non riusciva più a esserci per le ragazze. Presa com’era dal lavoro, aveva a malapena il tempo per se stessa, stare con il marito e riposarsi un po’. Ma ogni volta che si vedevano sembrava essere passata soltanto un’ora dall’ultima volta, talmente si sentivano a proprio agio tra di loro.
“Forse dovresti mettere qualche pallina in più vicino alla punta. È un po’ vuoto visto da qui”, esclamò Archie mentre beveva un tè in cucina e la guardava all’opera.
“Hai ragione, adesso le sistemo. Finisco solamente prima qua in basso”.
A furia di muoversi intorno all’albero per mettere prima le luci e ora le palline, a Eryn cominciò a girare la testa. Continuò lo stesso il lavoro che aveva iniziato, perché voleva finire prima di sera per godersi l’albero acceso a cena. Mancavano pochi minuti alle otto. Era già tutto pronto e la casa sistemata.
Quella sera sarebbero venuti a cena da loro tutti i loro più cari amici, per salutarsi, scambiarsi i regali e farsi gli auguri di Natale. Tra cene aziendali e famigliari, le settimane successive erano già piene di impegni.
Quell’anno Eryn e Archie sarebbero rimasti a Zelma durante le feste; avevano solamente in programma di trascorrere il pranzo di Natale a casa di Rose, dove avrebbero passato la giornata con i cugini e gli zii di Eryn. Anche la mamma di Archie era stata invitata a festeggiare con loro; lei non amava questi eventi e non organizzava mai niente, ma era felice di trascorrere la giornata in compagnia e rivedere il figlio e la nuora. Solo la nonna sarebbe mancata data la lontananza, ma di sicuro non sarebbe rimasta sola e non si sarebbe annoiata; Sals sotto Natale si trasformava in un piccolo presepe vivente in cui venivano organizzate feste, sfilate e grossi pranzi e cene per tutto il paese.
Non appena Eryn sistemò l’ultima pallina, suonarono alla porta.
La prima coppia era arrivata e in breve li raggiunsero anche gli altri. La casa si scaldò presto con le risate e il vociare degli amici.
La tavola, con la tovaglia e il servizio rosso abbinato all’arredamento, era colorata e imbandita con tutti i piatti preparati da Eryn e Val, che l’aveva aiutata a cucinare; quell’anno si erano lasciate andare e avevano preparato diversi antipasti, primi, secondi e tre dolci.
Sebastian, uno degli amici, distratto com’era riuscì anche quella volta a far cadere e rompere un bicchiere, ma a Eryn non importava. Era davvero felice in quel momento con i suoi amici e con suo marito nella loro casa.
Mentre pensava a quanto fosse fortunata, sorrise tra sé e guardò una per una le persone che la circondavano, felice che facessero parte della sua vita.
*
“Ogni anno mi riprometto di non mangiare così tanto, ma poi non resisto. Sto scoppiando. Sono pieno come un tacchino la sera prima del Ringraziamento”, disse Archie mentre guidava ritornando da casa della suocera.
Avevano trascorso una bella giornata in famiglia. Le rispettive mamme, seppur diverse, andavano molto d’accordo nonostante si vedessero solo durante le sporadiche riunioni famigliari, e si era creato un bel clima anche con i cugini di Eryn. Erano i due figli del fratello del padre, anche lui deceduto, con le rispettive famiglie: Susi insieme a Max con le loro tre bimbe di cinque, tre e un anno e mezzo, e Marc con Daniela e i loro gemellini di un anno.
Eryn era molto legata ai cugini, soprattutto a Marc dato che erano coetanei e avevano trascorso tante estati insieme quando erano più piccoli insieme ai genitori.
Quell’anno i bambini erano stati più bravi del solito, non avevano né pianto né urlato troppo, e gli adulti erano riusciti a concedersi qualche momento insieme dopo i pasti per giocare a carte e a tombola ridendo e scherzando senza essere disturbati.
Forse era per questo che anche Eryn aveva addirittura giocato con le nipotine e aveva preso in braccio i due piccoli gemelli. Non era mai successo. In genere, dopo i saluti d’obbligo per educazione e gli scambi dei regali, non degnava di uno sguardo nessuno dei bambini.
Sarà la magia del Natale, pensò Archie sorridendo mentre si immetteva nella rotonda all’uscita dell’autostrada. Era quasi mezzanotte e tutti e due non vedevano l’ora di cambiarsi e andare a dormire, stanchi per le emozioni di quella giornata. Al rientro non avevano trovato traffico e avevano impiegato poco più di un’oretta e mezza a ritornare a casa.
All’una meno venti, Eryn era pronta nel letto e ingannava il tempo leggendo un libro in attesa che il marito la raggiungesse.
Dopo pochi minuti, lo sentì uscire dal bagno.
“Auguri, amore mio! Un altro Natale passato insieme. Ti amo proprio tanto”, canticchiò Archie saltando sul letto mentre cercava di baciarla sul collo e farle il solletico.
Non perdeva mai occasione per esprimere i suoi sentimenti e fare il giocherellone.
“Ahia. Devo aver lasciato gli occhiali sotto il cuscino”, esclamò di colpo dopo aver toccato con la testa qualcosa di duro. Ma non si trattava dei suoi occhiali.
“E questo che cos’è?” chiese Archie confuso e preso completamente alla sprovvista, rigirandosi il pacchettino tra le mani. “Avevamo detto che non ci saremmo fatti nessun regalo. Così non va bene, io non ti ho preso nulla”.
Era davvero dispiaciuto. Lui non aveva niente da darle.
Eryn quell’anno si era impuntata: aveva ribadito che non avrebbero dovuto farsi niente dato che avevano sostenuto tante spese per sistemare e arredare la casa da poco acquistata e dovevano affrontarne altre per piccoli ritocchi.
“Tranquillo! È proprio piccolo. Aprilo. E comunque è un regalo per tutti e due, se ti fa sentire meno in colpa”.
Archie levò il fiocchetto giallo e luccicante e tirò via la carta verde lucida che avvolgeva una scatolina rettangolare di legno con inciso un cuoricino rosso.
Incuriosito, fece scorrere il coperchio e trovò infiocchettato all’interno una specie di termometro con delle lineette sul display centrale.
Impiegò qualche secondo, ma quando finalmente capì di cosa si trattava iniziò a tremare talmente forte che gli oggetti che teneva in mano caddero sul letto.
Non riusciva a parlare. Faceva quasi fatica a pensare, a respirare. Non gli sembrava vero. Proprio non se lo aspettava.
Le lacrime gli annebbiarono la vista.
“Non è uno dei tuoi scherzi, vero?!”, balbettò come prima cosa appena riuscì a parlare.
Eryn non rispose. Non riusciva a parlare nemmeno lei. Aveva gli occhi lucidi e le tremava impercettibilmente il labbro inferiore, ma continuava a guardarlo sorridendo, facendo segno di “no” con la testa.
“Amore, sono senza parole… Io… Non so davvero cosa dire…”. Archie recuperò un filo di voce. Prese tra le mani il viso della moglie. “Non so cosa sia successo per farti cambiare idea, e sinceramente non voglio saperlo. So solo che mi hai fatto il regalo più bello che potessi ricevere. È tutto quello che voglio e che ho sempre desiderato. Ti amo. Anzi, vi amo”.
E iniziò a riempirla di baci sugli occhi, sul naso, sulla bocca e sulla pancia. Ovunque.
“Ti amo anch’io, Archie”, riuscì a sussurrare infine Eryn tra le lacrime di commozione e di gioia mentre si trovava stretta tra le sue braccia.
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