Il viaggio

Ti capita mai di voler fare talmente tante cose da non sapere da dove iniziare?

E il più delle volte, quando ti senti sopraffatt* dal troppo, alla fine non fai nulla e ti blocchi, congelat* dall’ansia di non sapere decidere o dalla paura di non riuscire ad arrivare a una conclusione (cosa che puntualmente accade)?!

A me sì.

Capita quando ho poco tempo a disposizione ma anche quando ne ho troppo senza vincoli impellenti e stringenti (i figli!!).

E mi succede anche quando ho voglia di scrivere. Di comunicare qualcosa. Quando sento di doverlo fare.
Quando le parole mi sussurrano frasi all’orecchio e le immagini dei miei pensieri si concretizzano nella mente.
Ma poi mi blocco perché non so da dove voglio iniziare. Non so cosa scrivere perché non capisco il filo conduttore che mi deve guidare dall’inizio alla fine. E non faccio nulla.

I pensieri diventano tanti. Troppi. Talmente tanti che si mischiano tra di loro confondendomi e distruggendosi da soli. Non riconosco più i confini di uno e dell’altro. Tutto diventa un polverone senza forma e colore. Mi agito.
Poi capisco che l’unica cosa da fare è fermarmi.

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Cosi rimango immobile, in attesa che il fiume dell’agitazione passi davanti a me, se ne vada e mi lasci tranquilla. Anche solo per avere il tempo di riprendermi.

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Se dovessi paragonare queste sensazioni di stress e caos, le paragonerei ai miei viaggi in treno. A questi viaggi fantasmagorici in cui non so mai se partirò ..dove mi fermerò ..e quando arriverò.

Viaggi che vivono in una dimensione temporale propria. Sembrano durare all’infinito, tempo in cui io conto ogni secondo perso che mi obbligherà a correre una volta scesa e fare i conti con una realtà rigida e fredda.
Viaggi in comunione con persone sconosciute non sempre apprezzate ma con cui condivido parte della mia vita.
Viaggi che mi accendono l’agitazione del non farcela ma che, in qualche modo, alla fine ce la faccio. Ma il giorno dopo, la paura è sempre la stessa.

In quei momenti cerco di distrarmi, di fare mille cose per sfruttare gli attimi di attesa.

Leggo. Scrivo. Penso. Parlo. Studio. Ascolto.
Poi il pensiero torna lì. Al tempo che scorre più veloce del movimento del treno e mi agito di nuovo.

Fino a quando non raggiungo lo spiraglio di luce tanto atteso e mi fermo. Mi blocco e rimango immobile.

Esiste un momento magico che riesce a cancellare tutto lo stress e l’ansia provate, anche solo per una manciata di secondi.
Una fugace visione di passaggio che mi riporta indietro nel tempo e mi fa rivivere uno dei momenti più intensi, unici e spettacolari della mia vita.

Lo cerco sempre con lo sguardo a prescindere da dove sono seduta. Piuttosto mi alzo e mi sposto ma lo devo vedere.

In quel momento, esisto solo più io e lui, nient’altro. I problemi spariscono ed io vengo catapultata in una diversa realtà. Famigliare. Sicura. Pacifica..come ho detto prima, magica.

Trovo così il mio ramo a cui aggrapparmi ed evitare di affogare nei troppi pensieri negativi.
Uno schiaffo per farmi ritornare dritta nel presente e nella positività. Un àncora di salvataggio che uso anche in altri momenti della mia vita, non solo quando sono sul treno ma quando vengo sopraffatta dal troppo.

Penso che questi appigli siano indispensabili e tutti noi li dobbiamo cercare. Trovare e custodire gelosamente.

Possono essere oggetti. Persone. Pensieri. Animali. Ricordi.. qualunque cosa, ma ci devono essere.

Bisogna sceglierli con attenzione e usarli nei momenti opportuni per evitare che perdano il loro effetto benevolo. Ma bisogna usarli. È doveroso farlo.

Solo così riusciremo a non affogare in questo mare del troppo.

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✍️ E tu? Quale appiglio usi?

✍️ Se non ne hai uno, quale pensi possa fare al caso tuo?

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