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Nomofobia

La tecnologia non è né buona né cattiva; non è neanche neutrale (prima legge di Melvin Kranzberg).

Ti sei res* conto di cosa fanno le persone intorno a te quando esci di casa? Per strada. Al supermercato. In farmacia. Alla fermata del pullman. Dovunque.
Guardano il loro cellulare. Video o messaggi. Leggono le notizie o scrollano le pagine social. Inviano o ascoltano un audio. Insomma, poca attenzione al mondo che li circonda e solo focalizzati sul loro bene più prezioso.
L’hai notato?
Ormai lo fanno tutti (io non mi astengo anche se ultimamente cerco di fare più attenzione al tempo che passo al telefono) ma la cosa che trovo assurda è vedere questo attaccamento morboso quando si è tra amici. Anche solo in due. Spesso osservo ragazzi e ragazze seduti alle panchine o in qualche locale che nemmeno si guardano o parlano più perché troppo intenti a mettere un like in qualche profilo.

Ora io non voglio fare la boomer e non nascondo che impiego diverse ore del mio tempo a stretto contatto con il mio smartphone. Ci faccio la spesa. Invio le email. Guardo le ricette. Scrivo i miei articoli. Sbircio le previsioni meteo per la settimana. Però quando mi trovo in compagnia REALE di qualcuno ho occhi solo per lei/lui e reputo una mancanza di rispetto se trascurassi la sua presenza chiamando o perdendo l’attenzione tra qualche pagina virtuale.
Qual è il tuo comportamento?

Tutto questo attaccamento esagerato ha un nome. Si chiama Nomofobia. Ma che cos’è? Anche io l’ho scoperto da poco.

È un acronimo che sta per “No Mobile Phone phoBia”, ovvero quella particolare condizione psicologica che si verifica quando alcune persone manifestano la paura di staccarsi dai propri dispositivi mobile. È stata inventata nel 2008 da una ricerca realizzata da YouGov nel Regno Unito.


Questa fobia situazionale può portare le persone a provare stati di ansia elevati, manifestando la necessità di non spegnere mai i propri dispositivi, di controllare spasmodicamente la presenza di nuove notifiche, di monitorare/aggiornare i propri social come ultima azione prima di dormire e come primo atto appena svegli e di tenere con sé il proprio dispositivo ovunque. La ricerca ha inoltre evidenziato che più del 50% delle persone non riesce a resistere più di un’ora della sua giornata senza controllare i propri devices.

Non è quindi completamente colpa nostra. O meglio, noi possiamo controllarci e esorcizzare queste paure con esercizi e tanta forza di volontà ma in qualche modo è la società che ci sta facendo cadere in queste trappole virtuali. In qualche modo ci plagia e ammalia con i suoi trucchi moderni tecnologici.
Chissà come sapere in futuro..come si comporteranno le nuove generazioni.

Il mondo e l’intelligenza virtuale sono due entità affascinanti. Importanti. Non sono più il nostro futuro ma iniziano ad essere il presente.
Se penso al lavoro che faccio ora, credo che tra qualche anno non esisterà più realizzato in questo modo e verrà completamente automatizzato e sostituito da un IA.
Felici o no dobbiamo accettare che le macchine saranno sempre più parte integrante della nostra vita ma proprio perché sono macchine dobbiamo far in modo che non sostituiscano anche la nostra essenza. La nostra umanità. Il nostro lato empatico che ci accomuna e ci distingue da ciò che non è vivente.

Vivere attraverso uno schermo. Delle foto ritoccate o immagini sbiadite è semplice. Ci fa sentire divers*. Forse anche migliori. Però ci scatena anche tante sensazioni poco positive. Di invidia verso qualcosa che molto probabilmente non esiste. Di sconforto. Magari anche di rabbia. Vero che c’è gente che ci ha costruito un impero sopra ma ogni cosa ha il proprio limite ed è importante saper controllarlo prima che ci controlli lui.

Diventa più semplice attaccare una persona a distanza. Denigrare. Umiliare gli altri rischiando di fare più danni rispetto a quanto uno possa pensare.
La parola uccide più della spada è un concetto ancora più vero oggigiorno e vale soprattutto per la parola scritta (con o senza abbreviazioni. Con o senza emoticons)!! Dobbiamo fare quindi molto attenzione.


A me piace scrivere, articoli e libri, e mi piacerebbe poter raggiungere un vastissimo pubblico un domani ma ciò non mi deve far dimenticare di godere del vero presente e non assentarmi per sciocchezze specialmente quando sono con qualcuno (i miei figli in primis).

Mi sono imposta dei piccoli aiuti per disintossicarmi da tutta questa tecnologia, o almeno provarci.

Utilizzare i pranzi e la cena come modi per raccontarsi la giornata senza l’uso di devices. Cercare hobby manuali.
Durante passeggiate o momenti di relax godersi a pieno il panorama che mi circonda, leggere un buon libro o semplicemente oziare liberando la mente e la fantasia.

Per un genitore tutto ciò può essere un ottimo esempio da trasmettere ai propri figli per insegnare i veri valori della vita. Della condivisione. Della compagnia. Della famiglia.
I più piccoli sono nati immersi nella tecnologia però ciò non toglie il fatto che possano essere ancora portatori e ambasciatori dell’essenza vera dell’umanità ricordando che la tecnologia non è né buona né cattiva; ma non è neanche neutrale.

Tu cosa ne pensi?!

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