Teacher, il mio romanzo preferito (ma questo lo dico di tutti i miei libri) porta con sé tante, tante domande che i lettori spesso mi fanno, finita la lettura.
Una di queste l’ho già sviscerata in un precedente articolo e per chi fosse interessato vi lascio il link qua sotto ⬇️⬇️
https://ericamorello.com/2023/10/24/teacher-curiosando-tra-le-pagine/: Teacher – curiosando tra le pagineAdesso voglio affrontare con voi un’altra curiosità interessante che potrebbe essere uno dei punti interrogativi che vi ha solleticato la mente, oppure la scintilla che vi potrebbe far venire la voglia di acquistarlo per leggerlo.
perché il Brasile?!
Ebbene sì. Questa è una delle domande più frequenti che mi viene posta ed è anche un bel quesito dato che la risposta è ancora più sorprendente. Ovvero, non lo so.
Mi spiego meglio. Quando inizio a scrivere un libro, quando mi si accende la scintilla della “nuova idea” ho in mente qualche macro frammento della storia ma poi mi lascio guidare dall’ispirazione durante la scrittura e spesso non so nemmeno io dove mi farò trascinare.
Capita che inizi a scrivere con un’idea in testa e dopo un’oretta la storia prende una direzione completamente diversa. E così è stato anche per l’ambientazione. Volevo portare il lettore in un posto lontano, nuovo e mi sono detta “perché non andarci anche io?!”.
Ho scelto il Brasile proprio perché non l’ho mai visto ed è un paese che mi poteva fornire molti spunti e idee. Volevo un posto solare. Caldo. Colorato. Multietnico. E la mia mente mi ha portato lì.
🌎 Ho usato google Maps per curiosare tra le vie della città di Rio, tra i sentieri del parco del Tijuca e muovermi tra i vari quartieri. È come se l’avessi visitata realmente.
Ho ancora in mente la casa di Ana, il suo portone e balcone. Quando zoomavo l’immagine mi sembrava anche di vederla lì, seduta al suo tavolo a videochiamare Liz per le lezioni d’inglese perdendo lo sguardo oltre l’orizzonte per ammirare la statua del Cristo Redentore. Chissà chi ci vive invece in realtà. Sarebbe interessante scoprirlo.
La cosa bella è che quella via, quel quartiere, quei posti..esistono davvero e una mia carissima amica quest’estate che è andata in vacanza in Brasile è andata proprio sotto casa sua per vederla!!! Come se Ana esistesse davvero e la volesse incontrare. E penso che sia proprio questa la magia e la potenza di un libro, più forte ancora di quella che c’è in un film. Ti fa vivere un’esperienza a 360 gradi, unica e intensa e tutto grazie al solo potere della mente e fantasia.
⭐️ Non so se è una prassi comune a molti scrittori non saper dove una storia ti porterà, ma a me capita così. I dettagli. Le sfumature ma anche alcuni colpi di scena importanti nascono all’improvviso, senza un se o un ma stupendo in primis me stessa. Mentre scrivo abbandono i miei super poteri organizzativi e mi lascio andare senza freni.
Per una volta sono libera nel mio piccolo mondo immaginario e in pace con me stessa.
curiosità su Rio de Janeiro
Ecco alcune curiosità in cui mi sono imbattuta mentre mi documentavo sul libro che vi lascio nel caso a qualcuno potesse interessare.
1.Rio non è la capitale!
Anche se lo sapevo già, ho scoperto però che Rio de Janeiro è stata la capitale del Brasile fino al 1960, poi ha ceduto il posto a Brasilia. Forse per questo che molti pensano ancora che lo sia.
2. La statua del Cristo Redentore è una delle nuove sette meraviglie del mondo.
Il simbolo più famoso della città è il Cristo Redentore, eletta una tra le Nuove Sette Meraviglie del Mondo nel 2007. Le braccia del Cristo, con un’apertura di 28 metri, sono state costruite senza l’ausilio di nessuna impalcatura e la statua misura ca 30 metri di cui 8 di piedistallo.
3. Cidade de Deus (esiste davvero!!!)
È la baraccopoli più povera di Rio de Janeiro. Fu costruita negli anni Sessanta perché ospitasse non più di 20.000 persone. Oggi ce ne vivono 60.000. Più del 23% di queste vive al di sotto della soglia di povertà. Il potere è detenuto dalle bande criminali che spacciano droga e che spesso coinvolgono nelle loro attività anche bambini di soli 10 anni.
4. Chiamarlo parco è un po’ riduttivo.
Anche se in italiano lo definiamo parco, Rio de Janeiro ospita la foresta urbana più grande del mondo, chiamata Parco del Tijuca o Floresta da Tijuca.
Alla fine del XIX secolo, l’imperatore del Brasile Dom Pedro II ordinò la riforestazione dell’intera area dopo che quest’ultima era stata distrutta dalle piantagioni di caffè. Da quel lavoro nacque questo fantastico parco nazionale di 33km quadrati.
5. Le feste
I brasiliani sono grandi festaioli. Oltre a insegnare a tutto il Mondo come si balla la samba (la maggior parte delle scuole si trovano proprio nelle favelas o nelle zone povere), hanno nel cuore due grandi momenti per festeggiare tutti insieme: il capodanno e il carnevale.
Per il primo una particolarità è che si ritrovano lungo la spiaggia di Copacabana per vedere i fuochi vestiti di bianco (!) mentre per la seconda ormai famosissima ovunque bisogna ricordare che è il carnevale più grande al mondo.
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Penso che oltre la criminalità e la povertà che contraddistinguono questo Paese, il Brasile sia una meta davvero affascinante che vale la pena da visitare almeno una volta nella vita. Unico e inimitabile.
Ovviamente per noi il viaggio è lungo e costoso e richiede alcuni giorni. Nel frattempo, nell’attesa di andare vi suggerisco di leggere il mio romanzo Teacher per far un tuffo tra le bellezze e curiosità appena descritte e sognare ad occhi aperti fingendo per un momento di essere davvero lì !!!


