È arrivato agosto: per eccellenza, il mese destinato al riposo e al relax, ma anche ai viaggi, al divertimento e alle serate in compagnia.
Il momento in cui milioni di persone staccano la spina, chiudono la valigia e partono per la meta a lungo sognata durante l’anno. Dopo aver lavorato 50 settimane, la concessione di due per un totale ozio. O quasi.
Voglia di libertà
Ultimamente sto leggendo molti articoli sull’importanza e la necessità di bilanciare sempre di più la vita privata con quella lavorativa, riducendo il numero di ore che si spendono in ufficio, davanti al pc o semplicemente lontano da ciò che si ama fare. Le nuove generazioni lo stanno richiedendo con più insistenza rinunciando a determinati lavori e molte persone hanno il coraggio di vivere una vita lontana dalle sicurezze economiche pur di garantirsi i piacere della vita e un maggiore autocontrollo. Sono ancora pochi a farlo ma io li invidio tanto.
Da anni mi solleticano la mente idee su possibili lavori che potrei fare che mi possano garantire una maggior indipendenza (ma sicuramente una minor sicurezza economica, almeno all’inizio). Sono una persona fifona su questo punto di vista e fare il passo più lungo della gamba mi ha sempre spaventata però ciò mi affascina. Ammiro tanto chi riesce a farcela perché mi da la forza di crederci e magari un giorno mi stimolerà a farlo per davvero (chi lo sa). Forse non è solo arrivato ancora il mio momento.
Oziare senza sensi di colpa
In questa vita frenetica che viviamo, tutti noi bramiamo per avere più ore di pace e relax, lamentando che non sono mai troppe. Però quando finalmente ce le concediamo ci sentiamo in colpa e ci costringiamo a ridurle o quasi a scusarci per questi attimi di ricarica. Ma perché? Sicuramente colpa della nostra società occidentale moderna e della macchina del denaro e successo che ci costringe a dover dare sempre di più a discapito della felicità. Il tempo è denaro, ci hanno sempre insegnato e così nessuno lo vuole sprecare. Colpa di quel pregiudizio e giudizio altrui sempre pronto a valutare e schedare.
Anche io mi sono sentita sbagliata durante i mesi di maternità dato che non lavoravo, soprattutto l’anno di facoltativa successivo sebbene non fossi nemmeno pagata. Ero più stanca e impegnata rispetto a quando lavoravo ma non essendo più inquadrata come lavoratrice mi sentivo come se me se stessi approfittando (di cosa poi?!) e me ne davo una colpa.
Ma non è stato sempre così. I nostri antichi saggi consideravano il tempo libero come un momento prezioso e utile per la vita e non si sentivano in colpa nello sfruttarlo a pieno.
La storia insegna…ma si dimentica
Aristotele definì il lavoro come l’attività utile e secondo il filosofo l’ozio era qualcosa di diverso, un fine in sé, l’apice della vita umana. Quasi un elemento divino.
Josef Pieper, filosofo del ventesimo secolo, era d’accordo con lui e definì il tempo libero come “la base della cultura”.
Per molti anni l’ozio è stato considerato la promessa dorata della prosperità. Per Keynes il duro lavoro non era un fine, ma un mezzo per ottenere qualcosa di più piacevole: la pace, il rilassamento, la libertà dalle preoccupazioni quotidiane.
E oggi? Abbiamo lo Smartworking. Abbiamo la yoga e coach che ci ricordano di prenderci il nostro tempo. Abbiamo importato la cultura e le discipline orientali della mindfulness. Eppure spesso non riusciamo a staccare la testa nei tempi giusti e finalmente oziare.
Il fatto di lavorare da casa e non aver più netti i confini tra lavoro e vita privata ci porta a lavorare di più per non sentirci in colpa e tutti danno per scontato la reperibilità completa di ciascuno di noi (sebbene non siamo tutti medici che salvano vite umane). Tutto è ora. Tutto è subito. Tranne l’ozio inteso nella sua forma più pura.
Provateci
Da qualche parte bisogna però iniziare se si vuole prendersi più cura di noi stessi. Non so se viviamo solo una vita o mille ma nel dubbio cerchiamo di vivere bene questa.
Fin da piccoli, ci insegnano che l’ozio sia un’abitudine da evitare. In realtà è vero proprio il contrario: dovremmo tutti sviluppare questa abitudine perché aiuta la creatività, la fantasia e sviluppa l’ingegno oltre a rilassarci e farci stare bene.
Ma le abitudini hanno bisogno di molta pratica per attecchire. Cominciate prendendovi qualche minuto ogni giorno. State seduti in un luogo pacifico per cinque minuti, meglio se con la possibilità di osservare qualcosa di bello. Evitate ogni dispositivo tecnologico (l’ideale sarebbe riuscire a svegliarsi e non guardare il cellulare, la tv o pc per i primi minuti della mattinata). Concentratevi su voi stessi e sui pensieri che vi fanno stare bene. O leggete un buon libro.
Vedrete che con il tempo quei cinque minuti diventeranno dieci. Poi quindici..e così via.
Nonostante le difficoltà, imparare a non fare niente ci farebbe bene. Lasciare che il pensiero vaghi liberamente mentre si eseguono compiti semplici e non strutturati può migliorare la nostra creatività e la nostra capacità di risolvere problemi. Il non fare può tonificare il nostro cervello. Non a caso si dice che la notte, il più alto momento di riposo in assoluto, porti consiglio.
Quindi gente incominciate a oziare per il vostro bene e vivrete più a lungo!!!!!
Cosa ne pensate? Riuscite a oziare durante la vostra giornata? Vi piacerebbe farlo di più?
Se vi è piaciuto il mio articolo e vi interessa seguire il mio pensiero arzigogolato tra libri e pannolini, vi ricordo la possibilità di registrarvi e seguire il mio blog Behind me!!!

