Occhi mezzi chiusi. Capelli spettinati. Sguardo assente ma mente che memorizza ogni movimento, numero, parola e suono. È stata avvistata ogni mattina che si aggira intorno le scuole e la sera in prossimità dei negozi alimentari.
È la Matris. Un essere che si pensava estinto nel nostro Paese ma che riesce ancora a sopravvivere nascondendosi e mimetizzandosi tra le altre specie. È colei che ha deciso di aumentare l’indice di natalità a proprie spese facendosi carico delle ventiquattro fatiche di Ercole (essendo donna le fatiche raddoppiano), mettendo al Mondo tre figli (ho voluto tralasciare volontariamente chi ne ha partoriti più per non scioccarvi troppo e farvi continuare a leggere l’articolo).
E io, da quasi un anno, sono una di quelle. Una madre non bis, ma tris (da qui il nome Matris). Tre figli in cinque anni, si può quindi fare? Si può fare, si può fare… e sono qui per raccontarvelo (nello scriverlo mi sento come una sopravvissuta nel film THE LEGEND!!!).
Non vi nego che quando esco per strada da sola con tutti e tre mi sento un super eroe. La gente mi guarda come se fossi un’aliena e spesso si fermano per chiedermi se sono tutti miei e farmi i complimenti. Forse perché, al momento, sono bravi e quando siamo in giro non trasmettiamo immagini di urla e pianti infiniti. Quest’anno la più grande ha compiuto 6 anni, la mezzana 4 mentre il piccolo spegnerà la sua prima candelina fine estate.
Ora tre non mi sembra più un gran numero ma so che è quel “qualcosa in più” per le nostre abitudini ed è per questo che non passo inosservata (specialmente davanti alle madri che sclerano con un solo figlio).
Essere una famiglia numerosa richiede molta energia, preparazione e pazienza se non si vuole perdere la testa fin da subito e riuscire a concludere la giornata facendo anche qualcosa di concreto o personale. Ora sono molto più brava rispetto a quando mi è nata la primogenita e faccio quasi tutto da sola con loro (anche perché durante l’anno le più grandi vanno a scuola). Anche lavorare da casa in Smart!!!
Ma è facile? Ovviamente no. La stanchezza e la fatica ci sono ma come tutte le cose con un buon allenamento e sacrificio per i primi anni, tutto si fa.
Vi devo svelare che passare da due a tre non è come passare da uno a due. La fatica non raddoppia, però ci sono alcune cose che cambiano irreversibilmente e, come un buon navigatore, non dovete far altro che RICALCOLARE la nuova rotta verso la sopravvivenza.
- La macchina: in 5 cambia tutto e stiamo valutando quale macchina prendere a breve senza chiedere alla gtt un loro mezzo in disuso. Ora abbiamo trovato una soluzione perfetta e io mi siedo dietro in mezzo ai seggiolini delle due ragazze (mentre gli ometti, gatto compreso, stanno davanti), entrando ed uscendo ogni volta come un sub al momento di un’immersione. Un domani cambieremo strategia, ma ora ci arrangiamo così. Non so se potrebbe essere un rimedio per tutti ma al momento ci accontentiamo. Vi lascio un link comodo in cui sono state riportate le auto più grosse nel caso vi servisse. https://www.automobile.it/magazine/acquisto-auto/auto-7-posti-7348
- Il disordine e rumore. Ovviamente questi due migliori amici dei nostri piccoli, crescono esponenzialmente in base al loro numero. Ma sapete cosa ti dico? Ho imparato ad accettarli (parzialmente e a piccole dose). Se prima mettevo a posto dieci volte al giorno, ora lo faccio solo più la sera e sto insegnando alle mie piccole a farlo con me. Sono già abbastanza grandi per capire l’importanza di ritirare i loro giochi, vestirsi, mettersi il pigiama da sole e aiutarmi a ritirare la spesa o sparecchiare. Per loro si tratta di un gioco se lo si mostra nella giusta maniera e spesso ci troviamo tutti in cucina a preparare insieme qualche piatto, dolce o pizza. Ho visto che se anche loro fanno qualcosa (anche solo mescolare con un cucchiaio o mettere il sale nella padella), la sera mangiano con più appetito e soddisfazione. Ovviamente la preparazione richiede più tempo ma poi si viene ripagati quando si è seduti a tavola.
- Relax questo sconosciuto. Dimenticatevi i momenti in cui vi godevate la compagnia in solitudine del partner o anche solo di voi stesse. Adesso scappare dalle grinfie di tre è molto più difficile. Anche lasciarli a qualcuno (nonni, marito, babysitter) non è facile. Un po’ perché dar via tutti e tre in un colpo solo non è accettato da tutti (o economico). Anche quando li dividete con il papà, vi rimarrà sempre qualcuno intorno. Ma la cosa positiva è che quando sono insieme giocano tra di loro…per qualche minuto, lasciandovi stare almeno prima di litigare.
- Quante mani servono? Adesso l’ultimo arrivato è piccolo e spesso, per essere più libera nei movimenti, quando usciamo me lo carico nel marsupio e tengo le due ragazze per mano. Ma quando camminerà anche lui? Avevo pensavo di farlo uscire così fino a 18 anni ma la mia schiena sta già iniziando a protestare. Come farò allora? Se penso però alle uscite che fanno all’asilo, tutti a coppie in silenzio uno davanti all’altro, penso che potrei farcela anche io ma sto ancora cercando la formula segreta per trasformarmi in un polipo all’occorrenza. Di sicuro, con tre, una mano per tenerli manca e bisognerà avere mille occhi per allertare ogni pericolo. Stesso discorso per le coccole. Ogni tanto, utilizzo l’escamotage di farcele a catena, ossia ognuno di noi le fa a qualcun altro e poi invertiamo l’ordine. Non sempre accettano questa soluzione ma alcune volte mi salva le braccia da formicolii e intorpidimenti vari.
Fare figli non è semplice. Farne uno è una lunga scalata su una montagna ripida…con due la scalata la si fa correndo..con più, oltre a correre, la si fa scalzi.
Ma se tornassi indietro rifarei tutto uguale. Perché ogni volta che li guardo e osservo, mi dico quanto sono fortunata ad averli avuti. Le cose non sono in discesa e per me la salita c’è stata fin da subito essendo nati prematuri. Ma li amo senza un perché o ma. Così e basta. E questo basta a spazzare via ogni problema e fatica. In assoluto. Non riuscirei più ad immaginare la mia vita senza di loro.
Volete un consiglio? Un semplice consiglio personale. Fate i figli solo se lo volete VOI e non perché sono gli altri (famiglia, amici, società) ad imporvelo. Non deve essere un dovere ma un piacere. E soprattutto fatene più di uno se siete sempre VOI a volerlo (non per fare un fratellino o sorellina al vostro primogenito). Perché sarete poi voi ad occuparvi di lui/lei e accudirlo/a. Quindi dovrete sentirlo come una vostra necessità e non peso altrimenti rischierete solo di rovinare la vita a voi e ai figli.
Il ruolo dei genitori richiede grandi responsabilità. E solo noi donne possiamo capire il significato, nel vero senso della parola. Senza togliere nulla al ruolo del padre, ma solo noi possiamo creare, nutrire e plasmare o regalare un amore incondizionato ai nostri figli anche nel giorno più stanco e faticoso dell’anno, senza chiedere nulla in cambio. Siamo più di un eroe della Marvel. Più di un robot programmato. Più di una Dea. Siamo Vita.

