La Erica piccola
“Perché Erica è una gran…?!” Mi prendeva in giro mia mamma.
“Fifona!!” Rispondevo io.
Avevo pochi anni e già mi rendevo conto dei miei limiti e delle mie paure. Non sono mai stata un cuor di leone, specialmente quando mi trovavo a gestire situazioni e persone nuove. Non sono una ragazza timida o introversa, anzi, ma il nuovo mi ha sempre frenata un po’ e messo in soggezione. Poi puntualmente me ne innamoravo una volta conosciuto e non lo lasciavo più.
Tutti noi abbiamo le nostre debolezze e paure che ci accompagnano da quando nasciamo fino alla fine. Crescendo impariamo a gestirle. A nasconderle. Ma non a cancellarle del tutto. Rimangono lì a farci compagnia e a ricordarci che non siamo invincibili.
Anche io ho i miei fantasmi e credo di aver sempre temuto la solitudine, prima ancora della paura di invecchiare. Non parlo di quella solitudine che ti fa cercare dei momenti di riflessione e tranquillità solo per te (di quelli ne vorrei anche di più), ma di quella paura che ti fa sentire sola, priva di affetti e amicizie. Quella paura che ti fa immaginare una vita senza contatti o persone che ti possano voler bene e capire e ti porta a pensare di non aver quasi uno scopo nella vita o che non ce la farai se rimarrai solo.
Si, forse ho un po’ esagerato ma è per spiegare il concetto.
Fin da piccola, ci rimanevo male se vedevo qualcuno mangiare da solo o se un attore in un film veniva deriso e isolato dal resto del gruppo. Vedevo negli altri la mia paura più grande e ci rimanevo male (chiudevo pure gli occhi per non vedere la scena).
Sarà per questo motivo che mi piace organizzare uscite in compagnia e circondarmi di persone, anche quando la stanchezza mi chiede pietà..e soprattutto sarà per questo che sono diventata una Matris!!!
La solitudine come compagna
Ultimamente, ho sentito parlare spesso di questo problema. Anche nei giovani che sono quelli che dovrebbero essere meno coinvolti. La colpa la si attribuisce a questi ultimi anni di vita vissuta, chiusi tra le quattro mura per il problema sanitario del Covid ma la realtà secondo me poggia le radici ben prima e più in profondità. Il crescere delle tecnologie non sta aiutando perché, il più delle volte, crea unioni solo finte, effimere e malsane. L’iperconnessione sta portando a un aumento dell’isolamento e se non facciamo qualcosa sarà sempre peggio.
Gli adolescenti di oggi se ne stanno rendendo conto e chiedono aiuto, ma i più piccoli? Loro dipendono da noi e noi dobbiamo essere un esempio forte e giusto.
Da mamma so quanto sia più comodo metterli davanti a uno schermo grande o piccolo per farli stare zitti e bravi. Quante volte vorrei anche io ma mi impongo di non farlo e di limitarne gli orari. Un cartone dopo cena se fanno i bravi. Stop. E niente cellulari. Sono ancora troppo piccoli.
I momenti in cui si mangia, si passeggia o si sta insieme devono essere un modo per condividere i propri pensieri e le proprie esperienze. Per chiacchierare e condividere. Se sono io la prima a chiuderli mentalmente mettendoli davanti al cellulare (o farlo io) quando siamo a tavola come posso pretendere che impareranno a stare in mezzo agli altri? A non isolarsi da adolescenti? Non punto il dito contro le tecnologie o chi le usa, ma mi sto chiedendo se un piccolo sacrificio nostro nel tener duro e insegnare ai nostri figli delle regole non possa salvarli nel cadere vittime anche loro della solitudine quando saranno grandi.
I trend evolutivi per il nostro Paese riflettono un’immagine sempre più sola delle persone con meno unioni, figli e più vite vissute da single. Sarà un bene? Un male? La colpa sarà solo della tecnologia? Pensiamoci.
La Erica grande
La vita con un neonato o bambini piccoli può farti sentire sola. Con loro non riesci a comunicare come vorresti e non puoi chiedere aiuto nei momenti di stanchezza. Non sempre essere circondati da persone ti può far sentire meno sola. Dipende da chi ti sta intorno e da come sei tu emotivamente in quel momento. Anche io ci sono passata, con tutti e tre (e con l’ultimo non ne sono ancora uscita) e so cosa vuol dire. Momenti di sconforto e sensi di colpa sono dietro l’angolo. Con la più grande mi sono ritrovata sola in un paese straniero, mentre con la mezzana appena nata ho vissuto il periodo della quarantena dove dovevo giostrarmi tra lei e la più grande di due anni che richiedeva solo attenzioni. Non è stata una passeggiata.
Allo scadere dei miei trentacinque anni posso dire che la Erica grande continua a essere una fifona ma nel modo giusto. Provo sempre paura quando devo affrontare il nuovo ma è una paura più adrenalinica che mi da la carica per credere ancora più in me. Come mi ricorda mio marito, il mio limite più grande è la mia testa e non c’è occasione che non sfrutta per ricordarmi che non sono sola e, quando lo sono, me la cavo ugualmente bene. Certe volte meglio. Un riconoscimento va sicuramente anche al mio piccolo trio, perché riescono a spronarmi a dare il meglio, a mettermi in discussione e scoprire nuovi aspetti del mio carattere.
Ho ancora paura della solitudine?
Forse non più, anche se ogni tanto mi solletica il collo nei momenti più fragili ma io la scaccio via con pensieri positivi. Il contatto con le altre persone per me è indispensabile in questi attimi. Sapete come ho capito che non mi spaventa più come prima? Perché l’altro giorno sono uscita e mi sono andata a prendere un gelato. Da sola. Senza vergogna.
Credete sempre in voi. È il primo passo verso il successo.

