Tempo per me

Da quando siete diventate mamme riuscite a ritagliarvi dei momenti per voi stesse? Io purtroppo pochi e alcune volte mi mancano. O forse ho questa sensazione perché l’ultimo arrivato è ancora piccino, mi è perennemente addosso e lo gestisco completamente io (anche in questo momento vi sto scrivendo con la mano sinistra mentre lui dorme spiaggiato su di me).

Non è facile. Io sono una ragazza molto indipendente, gelosa dei suoi spazi privati con mille idee che bazzicano sempre in testa e che vorrei realizzare all’istante e vedermi spesso frenata dalle necessità dei figli alcune volte mi spiazza e mi trasforma in un fascio di nervi tesi. Non mi sopporto quando divento così, però. Mi sento un mostro, la versione più brutta di me stessa eppure non saprei come fare diversamente, perché voglio continuare a essere presente per loro.

Rimedi

Mi rendo conto da sola che le mie pile ultimamente si esauriscono prima e ciò mi porta a essere più stanca e nervosa. Non vivo i momenti con la mia famiglia nella loro totalità e mi ritrovo triste e priva di energie. La cosa più brutta è che ne risentono principalmente le mie ragazze e la sera, quando ripenso alla giornata, mi sento in colpa pensando che avrei potuto fare di più (e meglio).

Ho cercato di essere sincera con loro, spiegando che sono stanca per colpa del fratellino e che devono fare le brave per aiutarmi. Ma hanno 4 e 6 anni, non posso certo pretendere la luna da loro.

Però il fatto di spiegare la situazione è un modo per me per calmarmi e vedo che anche a loro serve per capire di più. Quando sbaglio o mi arrabbio per sciocchezze, chiedo loro scusa e le abbraccio forte. Non possono certo imparare a chiedere perdono se non glielo mostro io.

Oltre a provare a calmarmi, respirando forte o contando fino a 10 prima di parlare (o alzare la voce), ultimamente mi impongo di non perdere la pazienza riportando la mia mente davanti un’immagine di mia figlia Zoe, la più grande, che di solito mi fa arrabbiare prima. Era la mattina del suo intervento alle adenoidi e orecchie e ci trovavamo in ospedale. Nonostante non fosse nulla di grave, il fatto di vederla e sentirla completamente spaventata e fuori di sé dalla paura per il prelievo è un fatto che mi ha toccato e mi tocca ancora il cuore come pochi fatti riescono a fare. La colpa non è stata sua. Lei è stata forte ma l’infermiera non riuscendo a fare il prelievo, ha iniziato a bucarle la mano più volte, facendole infine male e terrorizzandola. Ho ancora in testa il suo sguardo e le sue grida traumatizzate. Lì ho solo potuto abbracciarla e sussurrarle parole dolci e rassicuranti che l’hanno calmata e che mi hanno fatto capire quanto avesse bisogno di me. Non so se mi dimenticherò mai di questa scena e delle emozioni che racchiude, ma so che al momento mi aiuta a mantenere la calma.

Quando?

Tengo duro. Mi ripeto che i miei bimbi hanno bisogno di me (e io di loro) e che i momenti più difficili stanno passando (Alessandro ha appena compiuto 7 mesi e mi auguro che tra poco si scollerà un po’ di più e sarà meno cozza) e cerco di sfruttare per me ogni occasione, anche micro, che si presenta. Ho già vissuto questa fase con le altre ragazze e, sebbene con loro sia ormai un lontano ricordo, il mio inconscio credo se lo ricordi bene e forse ora è diventato meno paziente. Ma continuo a tenere duro. Certe volte mi sembra di lamentarmi troppo.. poi però mi guardo intorno e vedo che anche le altre mamme mie amiche sono stanche. Anche quelle che hanno meno impegni e si fanno aiutare molto più di me. Questo mi dà più forza e mi fa sentire meno sola e, tutto sommato, capace di credere che ce la farò.

Nel weekend, per esempio, cerco di alzarmi prima da letto per fare colazione tranquilla senza dover correre o bere il tè in piedi mentre passeggio un neonato. Poi se ho ancora del tempo faccio degli esercizi di ginnastica da video caricati su Youtube o dall’app della Nike e mi riposo sul divano. Pochi minuti di silenzio per me dove rilasso i miei pensieri e li faccio cullare nella pace dei sensi. In questo modo mi ricarico. Alcune volte scrivo o mi faccio venire delle idee per i prossimi articoli. Insomma, cerco di fare qualcosa per me che mi possa far sentire realizzata non solo come mamma o lavoratrice, ma come persona.

Capita anche che riesca a prendermi del tempo per me insieme al piccolo. Voi direte “E come?”. Alessandro adora andare in giro specialmente nel marsupio. Così le mattine in cui non lavoro me lo carico e ci avventuriamo per le vie del centro. Adoro camminare e amo questi momenti in cui riesco a rilassare la mente. Organizzo anche pranzi con amiche che lavorano vicino a casa mia. Ovviamente mi presento sempre accompagnata dal mio fedele valletto ma chiacchierare anche solo un’ora con un essere adulto del mio stesso sesso mi aiuta a rigenerare l’anima.

Sfruttare ogni cosa

Il tempo per me sono riuscita a ricavarmelo anche in un modo diverso, più mentale. Eh si, perché da quando sono rimasta vincolata e limitata nelle scelte e azioni, mi sono trovata un hobby tutto mio che mi ha permesso di sentirmi meno nullafacente (lo so, sono malata). Ovviamente parlo della scrittura che mi ha permesso di evadere dalla realtà più volte e dare voce alla mia fantasia e creatività.

Scrivere lo si può fare ovunque e in qualsiasi momento della giornata, anche con un neonato che ti dorme addosso. Ho iniziato a buttare nero su bianco i miei pensieri quasi per gioco ed ora eccomi qua, con quattro libri pubblicati, altri in bozza e un blog in partenza.

Ho trovato un compromesso per quando sono bloccata su un letto o divano con un mio cucciolo o attendo che si svegli dal sonnellino. Tutto è iniziato con Zoe e, con lei, sfruttavo i momenti della sua nanna post pranzo per scrivere. Dormiva anche due ore e io, oltre a riposarmi se ne avevo bisogno, scrivevo. Con Mia invece ho sfruttato la notte. Anche tra una poppata e l’altra notturna, facevo correre veloci le dita sulla tastiera e mi immedesimavo nelle avventure dei miei personaggi. Alessandro invece è quello che mi sta più appiccicato e quindi, con lui, sfrutto i momenti delle sue innumerevoli nanne spiaggiato addosso per scrivere o seguire qualche corso (ora, per esempio, sto seguendo un corso di transmedia della scuola Holden).

Mi sono adattata alla situazione. Ho il vantaggio che mi è sempre piaciuto studiare e imparare cose nuove e ho una mente aperta e curiosa. Spesso non mi reputo una persona flessibile ma se penso a come la mia vita sia cambiata dopo i figli, forse ho imparato anche io l’arte camaleontica.

Non è facile, lo so. Ma non mollo. Mi devo sempre ricordare quanto sono fortunata. Ho tre splendidi bambini, un invidiabile marito e sono in salute. What else?

Sentirsi libera dipende da noi. La gabbia più resistente è quella creata dalla nostra stessa mente. Per diventare liberi fuori, dobbiamo imparare ad esserlo dentro.

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