Sappiamo tutti che le differenze di genere esistono, in maniera più o meno marcata a seconda del parallelo e meridiano in cui siamo venuti al mondo.
Io non posso assolutamente lamentarmi ma so che ci sono ragazze e donne meno fortunate di me nel mondo e ci sono ancora tante sfide che possiamo e dobbiamo combattere per essere rispettate in tutto il nostro essere. Ci definiscono il sesso debole, sebbene riusciamo a sopportare i dolori e fardelli più pesanti e siamo coloro in grado di creare la Vita. Tanto deboli non ci definirei, tutto sommato.
Tante lotte sono state fatte dalle nostre madri, nonne, bisnonne.. per renderci quello che siamo oggi e spesso finiamo per dimenticarcene e rischiare di perdere i privilegi acquisiti con tanta fatica. Che poi, è assurdo parlare di queste cose dato che dovrebbero essere scontati. Ma purtroppo non è così. L’ignoranza umana è il peggior parassita che esista. La più infida erbaccia che soffoca i fiori e le piante dei prati. La malattia che non ha ancora trovato il suo antidoto.
In questa giornata internazionale voglio lasciar soffermare il mio pensiero su una riflessione, premettendo che il mio fine è totalmente costruttivo e non denigratorio, sperando di far riflettere le donne che mi leggeranno e, magari, spronarle a migliorare (io per prima).
Perché spesso noi donne ci troviamo a combattere più e più guerre, spesso le stesse, per farci rispettare e gli uomini no? Siamo davvero il sesso debole?
Io non credo. Quello che penso è che noi però dobbiamo lottare il doppio per farci valere, non solo contro i pregiudizi maschili ma spesso anche contro i pregiudizi di noi stesse. Purtroppo. Alcune volte siamo le peggiori nemiche di noi stesse.
Alcune ricerche confermano, infatti, la difficoltà da parte del genere femminile di attivare un sentimento di appartenenza che riconosca le altre donne simili semplicemente sulla base del genere. A differenze di quanto accade per gli uomini. Per le donne è difficile riconoscersi appartenenti alla stesso clan, anzi, l’attenzione è immediatamente catturata dalle differenze e dalle singolarità, in un confronto spietato che sfocia nell’esclusione e nel rifiuto, non di rado attraverso la critica, il dileggio, l’insulto. Le femmine non riescono a inglobare tutte le donne in un unico insieme, a riconoscersi parte dello stesso ceppo, della stessa famiglia, del medesimo tipo, e si perdono l’occasione di sfruttare davvero ed appieno il potenziale terapeutico e creativo che l’energia femminile è in grado di sprigionare. Nonché quella di disattivare le spinte distruttive dell’energia maschile.
Io l’ho provato sulla mia pelle. Sono stata giudicata e categorizzata per il mio modo di vestire. I miei studi. Il mio aspetto fisico. Le mie scelte personali di vita. In maniera negativa, senza prima conoscermi o chiedermi spiegazioni e sempre e comunque da donne. Frasi dette senza pensare che hanno creato ferite come mille spade.
Ora sto imparando a non darci troppo peso sebbene non sia sempre facile. Ma ho due bimbe e uno dei miei auguri più grandi è vederle crescere in un ambiente coeso, forte, onesto…specialmente tra le persone a loro più simili.
E quindi vi rimando la palla e vi chiedo di fare un’autoriflessione senza nascondervi dietro a delle bugie.
Come vi comportate nei confronti delle altre donne? Giudicate? Commentate?
Perché se non cambiano noi, non possiamo aspettarci che cambino le altre. Abbiamo ancora tanta strada da fare. Tante barriere da abbattere. Tanti pregiudizi da sciogliere.
Ma solo unite ce la faremo. Unite..sempre!!

