(Dopo una giornata intensa: Ale piange da un po’, le due sorelle litigano tra loro e il gatto impazzisce correndo per casa. Io cerco di non sclerare. Ma non è semplice. Non lo è mai).
“Mamma non urlare. Sai che divento triste se urli.”
“Sì, lo so amore. Ho alzato la voce per farmi sentire sopra questo casino.”
(Piccola bugia a fin di bene. Anche se sbagliato, alzare la voce ci aiuta a buttar fuori la rabbia e frustrazione represse. So che non è un buon metodo per insegnare ai bimbi a gestirle..non fa bene e a loro non piace. Ma sono anche io umana).
“Non è vero. Ti sei arrabbiata.”
(Zoe è diventata Sherlock Holmes).
“No, amore.”
“Sì, invece ed ora sono proprio triste.”
(Gamer over. Anche lei inizia a frignare indispettita. So che non riuscirò a cavarmela continuando a negare l’evidenza. Quella bimba è più testarda di un mulo. Mi innervosisco ancora di più ma cerco di mantenere la calma perché so che non risolverei nulla. Se non gestisco la situazione a breve anche Mia piangerà e avrò intorno sei occhi piangenti e tre bocche urlanti).
“Dai mettiamoci tutti sul divano e abbracciamoci così passa la tristezza.”
(Ma Ale è di un’altra idea. Lui vuole essere passeggiato. Ora anche Mia inizia a frignare vedendomi alzare).
“Ora sono triste anch’io.”
(Aaaaah..lo siamo tutti allora, ma non posso dirlo. Cerco di scusarmi e, parlando con calma, spiego loro la situazione. Ale continua a piangere perché ha sonno e vorrebbe un po’ di tranquillità. Nulla funziona. Le devo distrarre con qualche gioco. Non voglio accendere la tv per salvare la situazione. Non mi piace che passino troppo tempo lì davanti).
“Andiamo a fare un castello con il lego?”. “Un puzzle?”. “Coloriamo?”
(Sono i loro passatempi preferiti, ma non funzionano. Hanno bisogno di una novità e di fare qualcosa con me. Associano quelle attività a dei giochi che fanno tra di loro. Ora hanno bisogno di me. Intanto continuo a passeggiare per tranquillizzare almeno uno dei tre che sta per dormire. Potrei avere qualche minuto con le mani libere se si addormentasse).
“Come state ora?”.
“Sempre tristi”.
(Ale finalmente dorme. Posso metterlo nella sua culla così avrò qualche istante solo con le ragazze. Poi mi viene in mente. La mattina avevo preparato della pasta frolla per un dolce. La posso usare con loro).
“E se facessimo dei biscotti di Natale? Ognuna può prendere la formina che vuole e poi li coloriamo”.
“Siiiiii”.
(Urla di gioia. L’idea entusiasma subito i loro cuori e i sorrisi cancellano la tristezza di qualche minuto prima. Con le mani libere, stendo subito la pasta e insieme creiamo dei piccoli alberelli e stelline di Natale).
“Bravissime. Sono bellissimi. Ora li inforniamo e appena sono pronti li coloriamo”.
(Ale nel frattempo si sveglia ma non ho più bisogno delle due mani libere. Dopo ca 15 minuti i biscotti sono pronti).
“Pronte a colorare?”.
(Non vedevano l’ora, anche se mi toccherà pulire tavolo e tovaglia dalle nuove macchie gialle e verdi dello zucchero colorato. Vedere di nuovo i loro occhi accesi di felicità mi fa sentire una super mamma, ancora in grado di risolvere i problemi di casa!!! Se solo fosse sempre così facile. Però al momento ci sono riuscita e ho scoperto un nuovo modo per addolcire la tristezza).
E il vostro qual è?

