STOP!!!

STOP ALLA VIOLENZA SULLE DONNE.

SOLO UN PICCOLO UOMO USA LA VIOLENZA PER SENTIRSI GRANDE!!!

Il 25 novembre si celebra la Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne ma in pochi sanno che si è scelto questa data perché, nel 1960 in Repubblica Domenicana, fu il giorno in cui vennero uccise Patria, Minerva e Maria Teresa Mirabal, tre sorelle che hanno sacrificato la loro vita per combattere il regime autoritario di Rafael Trujillo. 

Purtroppo, ancora ai giorni nostri il femminicidio è un cancro della società e la lunga scia di dolore e sangue che lascia dietro di sé non mostra rallentamenti.

Tante sono le associazioni e iniziative che tutti i giorni cercano di combattere questo male che pare inestricabile e anche la letteratura gioca un ruolo chiave per aiutare e muoversi in questa direzione. Ma noi, nel nostro quotidiano, cosa possiamo fare?

MOSTRARE. EDUCARE. RICORDARE. PER NON SBAGLIARE PIU’.

In questa giornata dedicata alle donne e a combattere ogni forma di violenza, vi presento tre giovani voci femminili del mondo della scrittura emergente italiana che si stanno spingendo a far udire al pubblico le loro idee, pensieri, forza e talento senza remore, in un ambiente ancora molto maschile, con la speranza che possano ispirarvi a seguire i vostri sogni.

Presentandoci le loro opere attraverso una coinvolgente intervista, vogliono lasciare un importante messaggio da dedicare a tutte noi.

Grazie a tutte voi, super donne, per la vostra splendente unicità.

DA DONNE PER DONNE.

TESTIMONI:

Alessandra Macagno, giovane donna appassionata di lettura, scrittura e recitazione che ci svelerà i suoi più piccoli segreti letterari.

Qualcuno se la ricorderà per l’intervista pubblicata qualche settimana fa riguardo la favola per bambini Blacky, il cavallo nero della giostra. Per chi se la fosse persa, al seguito vi lascio il link per poterla leggere.

Oggi scopriremo un altro suo bellissimo racconto intitolato “8 Marzo 2014”, che mette al centro la figura di Francesca, una giovane donna e della sua drastica decisione di salvaguardare la sua vita dai continui maltrattamenti domestici a cui è costretta a subire.

Prima di iniziare ad entrare nel vivo dell’intervista e del racconto, scopriamo qualcosa in più su di te. Come la prima volta, inizia dicendoci dove ti piacerebbe trovarti per fare questa chiacchierata. In quale città/luogo/stanza vorresti essere e perché.

Ben ritrovata, Erica! Grazie per avermi concesso, di nuovo, un piccolo, grande spazio qui, nel tuo blog letterario. Immagino un suggestivo chalet, tra le Alpi Valdostane, un caminetto acceso, due tazze, fumanti, di cioccolata calda e un soffice manto di neve che imbianca le cime e ricopre ogni elemento del panorama: alberi, prati e tetti. Ecco dove mi piacerebbe essere per questa nostra chiacchierata. Come avrai notato, sono già entrata in clima natalizio, nonostante manchi ancora qualche settimana alle festività. 😊

Ti piace viaggiare? Qual è il viaggio che porti nel cuore?

A. Adoro viaggiare. Da sempre, mi affascina l’idea di esplorare nuovi luoghi, più o meno esotici, e conoscerne culture e tradizioni. Difficile stilare una classifica vera e propria: ogni vacanza, in Italia e all’estero, è stata ricca di emozioni meravigliose.

Forse, per la sua unicità, il mio viaggio di nozze, in Sudafrica e alle Seychelles, è quello che porto e porterò sempre nel cuore. Non potrò mai scordare il fascino della natura incontaminata, il sorriso genuino della gente del posto, le risate, la spensieratezza, l’emozione suscitata da un cielo, limpido, tappezzato di stelle argentate, e dalle sfumature del tramonto ai tropici. Dopo un’esperienza mozzafiato come questa, ti posso assicurare che il “mal d’Africa” non è una leggenda metropolitana. 😊

Abiti in una città del Piemonte dalle medie dimensioni. Ti piacerebbe vivere in un altro posto? Se potessi scegliere un luogo senza pensare a nessun vincolo economico o lavorativo, dove vorresti vivere?

Da ragazzina sognavo spesso di trasferirmi in una grande città, come Roma o Parigi. Col tempo, invece, ho maturato un certo “affetto” nei confronti della mia città natale, pertanto, non riesco a immaginare un luogo diverso da Asti, in cui trascorrere la mia vita. 

Per gli studi universitari hai vissuto qualche anno a Torino. Come ti sei trovata in questa romantica e nostalgica città?

Torino occupa un posto speciale nel mio cuore, per svariate ragioni. Innanzitutto, è la città di origine di mio marito, Alessandro, nonché meta principale di tanti nostri incontri romantici. E poi, è proprio lì che ho trascorso uno dei periodi migliori della mia vita: gli anni dei miei studi universitari. È una città viva, cosmopolita, ricca di cultura e di opportunità per le giovani generazioni. In due parole: la adoro.

La scorsa volta ci hai raccontato che sei piena di hobby, tra cui la lettura e recitazione. Come ti sei avvicinata a questi due mondi in qualche modo connessi alla sfera della scrittura?

Mi sono avvicinata alla lettura già da bambina, grazie a mia nonna materna. Insieme a lei, ho scoperto il mondo delle fiabe e delle favole e conosciuto grandi autori, quali Hans Christian Andersen, Jean de La Fontaine e i fratelli Grimm. Crescendo, poi, ho cominciato a esplorare generi diversi e a familiarizzare con gli scrittori più vari, dai classici ai contemporanei.

L’amore per il teatro, invece, è sbocciato decisamente più tardi, intorno al 2009/2010. Ho iniziato a frequentare i corsi, organizzati dall’associazione culturale Arcoscenico di Asti, un po’ per vincere la mia timidezza cronica e un po’ per mettermi in gioco e conoscere nuove persone. Diciamo che da lì in poi è scoccata la scintilla. 😊

La tua famiglia e i tuoi amici ti supportano in queste attività?

Assolutamente sì. Alessandro, mio marito, è sempre stato ed è, tuttora, il mio più grande sostenitore, colui che mi supporta e sopporta in ogni circostanza.

Ti piace andare al cinema o a teatro?  Quale genere guardi maggiormente?

Adoro entrambi. Per quanto riguarda il cinema, non ho un genere preferito. Solitamente, quando devo scegliere un film, mi fido delle mie sensazioni, basate molto sulla visione di trailer o sulla lettura di recensioni e critiche online. In merito al teatro, invece, ho un’adorazione folle per musical e commedie musicali. Mi mettono sempre tanta allegria!

Sei un amante degli animali?

Amo molto gli animali, in particolare i gatti. Infatti, ho un bel micione bianco e rosso di nome Zorba.

Rispetto alla prima intervista, stai leggendo un nuovo libro? Ce ne vuoi parlare?

Ho terminato, qualche giorno fa, “La ragazza dello Sputnik” di Haruki Murakami, libro intenso e profondo e, a tratti, surreale. Murakami è un autore che adoro per il suo stile diretto, “asciutto”, ma, al contempo, delicato e raffinato.

Pensi di essere migliorata nella scrittura dopo aver pubblicato alcune tue opere? Ti sei prefissata nuovi traguardi da raggiungere o aspetti da migliorare?

Grazie all’esperienza e ai percorsi formativi seguiti sino ad ora, sicuramente ho avuto modo di acquisire maggiore consapevolezza nella scrittura. Tuttavia, essendo una persona curiosa e costantemente desiderosa di migliorare, credo che non mi sentirò mai veramente “arrivata”. Penso, davvero, che non si finisca mai di imparare.

Entrando nel vivo del racconto breve 8 Marzo 2014, ci vuoi raccontare com’è nata l’idea per realizzarlo e la tecnica che hai usato per scriverlo?

Il racconto è nato lo scorso inverno, in occasione di un concorso letterario. Desideravo cimentarmi nella stesura di una storia che potesse trasmettere un messaggio forte ai lettori, perciò mi sono orientata sulle tematiche, tristemente attuali, della violenza di genere e dei maltrattamenti domestici. Ho costruito la vicenda, partendo da una situazione reale, e ho scelto di narrarla in terza persona “invasiva”, prediligendo il punto di vista e le emozioni di Francesca, personaggio femminile e protagonista.

Hai ottenuto anche dei riconoscimenti ufficiali. Complimenti. Ce ne vuoi parlare?

Il racconto è stato scelto per la composizione dell’antologia “Racconti dal Piemonte”, edita da Historica Edizioni.

È stato uno dei primi concorsi letterari a cui ho partecipato, perciò, è stata davvero grande la soddisfazione, quando ho saputo di aver superato la selezione.

La storia che tratti è, purtroppo, un evento reale accaduto a una ragazza che conosci. Com’è stato metterlo nero su bianco ed esporlo al pubblico?

Proprio perché ispirato a una storia vera, non è stato un racconto facile da scrivere.

A livello emotivo, è stata un’esperienza coinvolgente e sconvolgente al tempo stesso. Sicuramente, il fatto di essere – io stessa – donna, e di conoscere la protagonista degli avvenimenti narrati, mi ha permesso di immedesimarmi meglio nella vicenda. Di contro, però, è stato molto più difficile “uscire dal personaggio”, una volta terminata la stesura del testo.

I primi commenti che hai ricevuto dai tuoi lettori quali sono stati?

Una persona, a me molto cara, dopo aver letto il componimento, ha commentato in questo modo: “Un racconto molto crudo, come la realtà, ma allo stesso tempo carico di speranza.”

Qual è il messaggio che vuoi fare passare attraverso questa storia? Hai in mente di scriverne altre dello stesso genere?

Spero di riuscire, nel mio piccolo, a sensibilizzare il lettore in merito alla violenza di genere e infondere un po’ di coraggio e speranza a chi vive situazioni analoghe in prima persona.

Trattandosi di una tematica che mi sta parecchio a cuore, penso proprio che, in futuro, concepirò altri racconti su questo stesso filone narrativo.

Cosa pensi dell’amicizia tra uomo e donna? Esiste? Hai un figlio maschio; come lo educherai riguardo queste tematiche molto delicate?

L’amicizia, a mio avviso, è un valore universale e condivisibile da tutti. Se basato su fiducia e rispetto, può nascere un legame forte e genuino sia tra individui dello stesso sesso, che tra persone di sesso opposto.

Spero di riuscire a trasmettere questo messaggio anche a Edoardo, mio figlio, in modo che, crescendo, possa diventare un uomo integerrimo, tollerante e rispettoso del suo prossimo.

Come pensi nascano queste violenze nell’animo delle persone? È possibile eliminarle o almeno contenerle? Come?

Escludendo i casi di comprovata patologia mentale (es. schizofrenia, bipolarismo ecc.), ritengo che, dietro queste forme di aggressività incontrollata, spesso si celi un profondo disagio interiore, oltre che l’incapacità di gestire emozioni quali rabbia, gelosia e invidia.

Forse, il supporto di un professionista (es. psicologo, psicoterapeuta) potrebbe essere utile per prendere coscienza di sé e intraprendere un percorso specifico, mirato a smussare il temperamento violento.

Pensi che la società di oggi sia più violenta di quella del passato? Come mai?

A mio avviso, credo che il problema della violenza affligga la società sin dai tempi più remoti. Oggigiorno, probabilmente, grazie ai mezzi di comunicazione di massa, siamo più consapevoli di ciò che accade attorno a noi. Non penso, quindi, ci siano grosse differenze tra la società odierna e quella del passato.

 Prima di lasciarti, ti lascio carta bianca per dire al pubblico qualcosa su di te o sulle tue storie che non è emerso nelle domande precedenti.

Vista la ricorrenza particolare, mi rivolgo a chiunque si trovi nella situazione di Francesca, la protagonista del racconto: la violenza non va mai sottovalutata, non abbiate timore di denunciarla, in qualsiasi forma essa sia. Non rinunciate mai ai vostri beni più preziosi: la libertà e, soprattutto, la dignità.

Grazie di tutto, Erica, e grazie a chi dedicherà un po’ del suo tempo per leggere la nostra chiacchierata! 😊

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Maria Cristina Buoso, giovane donna e blogger appassionata di lettura e scrittura di ogni genere.

Lei non è nuova nel settore e vanta numerose pubblicazioni e riconoscimenti letterari, non solo in Italia ma in tutto il mondo.

Scopriremo insieme cos’ha da rivelarci sulla sua vita e sul suo romanzo “l’incidente”, thriller coinvolgente, dinamico e a volte divertente che permetterà di conoscere un po’ di più Ginevra e i suoi amici.

Prima di avvicinarci al cuore dell’intervista, inizia dicendoci dove ti piacerebbe trovarti per fare questa chiacchierata. In quale città o luogo vorresti essere e perché.

Siamo ad un passo dall’inverno e visto che posso con la fantasia andare dove voglio… davanti un caminetto acceso con una tazza di cioccolata calda con tanta panna seduta su di una bella e comoda sedia a dondolo. Credo che mi piacerebbe essere in un paesino delle dolomiti, magari quello che ho usato quest’anno per il mio racconto della befana. 

Brevemente, parlaci di te. Quali sono gli aspetti chiave che caratterizzano la tua personalità? Miglior pregio e peggior difetto?

Lista troppo lunga …. le prime cose che mi vengono in mente… cociuta, sognatrice, inclusiva, memoria di elefante per i torti e… mi fermo che è meglio.

Altre passioni e hobby che ti completano?

Dipende dal momento e dal tempo.  Per mia sfortuna sono una persona curiosa e mi interesso a molte cose e sono un’incostante senza speranza (ecco un altro mio difetto). Alterno anche un po’ di attività fisica… ma ultimamente sono diventata un po’ pigra in questo per cui devo assolutamente rimediare. Prima del Covid mi piaceva trovarmi con le amiche e fare anche brevi viaggi sia da sola che in compagnia di una mia cara amica, quando questo era possibile. Adesso è un po’ che non faccio nessuna di queste cose e mi mancano… devo proprio darmi una mossa. Tra le altre cose, cinema, teatro, mostre e… mi fermo qui. Come ho detto prima,  mi piacciono troppe cose.

Ti piacciono gli animali? Ne hai qualcuno a casa tua?

Amo gli animali e in casa ho la mia gatta Maya super coccolona e indipendente. Sono cresciuta per lo più con i gatti e adoro la natura nelle sue sfaccettature, sono nata in campagna e vivo in periferia con molto verde attorno. Non credo che sarei capace di vivere in un appartamento.

Com’è strutturata la tua giornata ideale lavorativa da scrittrice/blogger?

Non c’è una regola fissa. Le due cose si alternano e completano in base al tempo e a quello che devo fare nella giornata. A volte dedico più tempo alla scrittura altre al blog. Per mia fortuna si possono preparare i pezzi in anticipo e metterli in programmazione. Il mio blog è inclusivo perché mi piace la condivisione e spaziare tra tanti argomenti, per questo ci sono altre persone, oltre a me, che partecipano con i loro articoli. Sembra che ci siano sempre più persone che lo apprezzano, per fortuna.

Quale libro stai leggendo in questo momento? O qual è stato il tuo ultimo. Cosa ti è piaciuto di più della storia che ti è rimasto nel cuore?

Questo è un periodo in cui leggo meno del solito per una serie di motivi e  la mancanza di tempo è al primo posto. Ti faccio un esempio di quello che devo fare in questo periodo …  rivedere il terzo thriller, dopo Vernissage e L’incidente il prossimo anno vi stupirò di nuovo con questo nuovo libro della serie di Ginevra. I post per il blog da sistemare come quelli della nuova rubrica di Natale, i miei racconti per le festività e mi fermo qui… come vedi, non mi mancano le cose da fare. Senza contare tutto quello che riguarda la vita quotidiana.  Adesso sto leggendo un giallo … è un e-book così posso leggerlo da per tutto; “il battesimo” di Anne Perry.

Quale genere ti piace leggere di più?

Leggo un po’ di tutto, in base all’umore o quello che in quel momento mi interessa di più. Ma un genere che leggo per rilassarmi … Thriller e gialli. Le poesie mi fanno riflettere.

Riguardo alla scrittura, come ti sei avvicinata a questo mondo? Come e quando è nata questa tua passione e talento?

Sono nata come lettrice. Quando ero alle elementari il mio maestro, una volta alla settimana, portava in classe dei libri da prendere per la lettura a casa. E successivamente mi sono avvicinata alla scrittura. Volevo vedere se sarei riuscita anche io a scrivere storie come quelle che leggevo. Avevo circa 10 anni quando ho scritto il mio primo racconto o fiaba, non ricordo cosa fosse, passato troppo tempo. Quanto al talento… non so se c’è l’ho, di sicuro la fantasia e la voglia di scrivere non mi manca.

C’è qualcosa o qualcuno che influenza i tuoi pensieri e idee quando scrivi?

Sicuramente ci sarà, ma onestamente non lo so. Passerà attraverso il mio inconscio. Tutti siamo influenzati da quello che vediamo, leggiamo, ascoltiamo ecc…

Quando e dove riesci a scrivere le tue opere?

Una volta andava bene dappertutto e in qualsiasi momento. Lavorando il tempo era ritagliato, per cui non avevo un  orario fisso. Sono passata da penna e foglio alla macchina da scrivere al computer. Adesso, scrivo al computer e di solito lo faccio durante il giorno, ma non ho un orario fisso, dipende da quello che ho da fare nella giornata. Però, penna e agenda le uso ancora per prendere appunti e altro.

Entrando nel vivo del tuo romanzo, ci vuoi raccontare brevemente di quale storia tratta?

L’incidente è la seconda avventura di Ginevra dopo Vernissage. Anche in questo libro vi dico subito chi è il colpevole, ma dovrete per forza seguire Ginevra fino alla fine della sua indagine per capire se riuscirà a risolvere il caso. Non sarà da sola questa volta, con lei ci sarà una collega a darle man forte e come sempre ci sono altre figure che conosceremo, alcune saranno nuove…. vi anticipo solo che ci saranno delle novità che riguarderanno Ginevra e anche qualche momento divertente e… non  vi spoilero  altro, mi dispiace.

Com’è nata l’idea della storia? Quanto tempo hai impiegato per concluderlo?

L’idee per questi tre thriller (Vernissage, L’incidente, Il Bardo) mi sono venute una di seguito dell’altra.  Man mano che terminavo un libro, dopo tutti i vari passaggi, correzioni, editing ecc… subentrava il seguente. L’ultimo lo sto rivedendo adesso e poi lo manderò all’editore per tutta la trafila. Mi aspettano mesi di duro lavoro, aiutoooooooo.  Ma tranquilli, ho già in testa l’idea per il quarto e quinto della serie, devo solo metterli per scritto prima di scordarmi la trama.

Nel romanzo, la protagonista è una donna, l’ispettore capo Ginevra Lorenzi, e tratti l’aspetto brutale del femminicidio. Ci vuoi spiegare queste scelte?

Quando ho scritto questa storia, il tema del femminicidio non esisteva nei termini che siamo abituati a parlarne oggi e si trattavano questi omicidi in una forma diversa.  Questo termine ancora non veniva usato. Si diceva solamente che una donna era stata uccisa e bla bla bla… quando l’ho ripreso in mano per sistemarlo e mandarlo all’editore mi sono accorta che questo tipo di assassinio ha un nome diverso oggi e anche una visibilità differente, per fortuna. Non è stata una scelta fatta a tavolino, solo dopo averlo terminato mi sono accorta di alcuni temi che ho trattato. Perché non c’è solo il femminicidio, ma anche la solitudine che porta a certe scelte di vita, a malesseri che si ignorano e altro.

Quali sono stati i primi commenti che hai ricevuto dai tuoi lettori?

I miei lettori sono timidi. Sembra abbiano paura a lasciare scritto cosa pensano dei miei libri, in compenso le recensioni, per fortuna, sono positive. Naturalmente c’è a chi piace di più e a chi meno, però positive fino ad ora. Se tu riesci a convincere i miei lettori a farsi avanti te ne sarei grata.

Qual è il messaggio che vuoi fare passare attraverso questa storia? Hai in mente di continuare a scrivere romanzi con protagonista l’ispettore Ginevra Lorenzi?

Come ho anticipato sopra,  il prossimo anno uscirà la terza avventura e nella mia testa ci sono altre due idee che  stanno prendendo forma. Vedremo quando riuscirò a metterle sulla carta.  Come avrai notato questi thriller sono un po’ impegnativi per cui mi devo concentrare e anche Ginevra dovrà farsi conoscere un  po’ di più. Il messaggio… non ho mai pensato a questo… forse che non bisogna girarsi dall’altra parte se si vede qualcosa e che unite si riesce ad ottenere molto di più che da sole.  Credo che la forza delle donne sia in loro stesse se imparano ad essere unite e non in competizione tra loro. 

Qual è il tuo prossimo progetto?

Ne ho un bel po’… riuscire a fare tutto quello che ho nella testa e… avere più tempo per me. Tranquilli … niente elenco. Anche perché non mi basterebbe questo foglio.

Concentrandoci a pensare al rapporto tra uomo e donna, credi possa esistere una vera amicizia tra di loro? Se dovessi educare gli uomini su come comportarsi con le donne, cosa insegneresti?

Credo che l’amicizia sia possibile solo se c’è sincerità tra loro, perché se uno dei due vede il loro rapporto come una possibile storia futura, allora tutto finisce proprio per mancanza di sincerità e onestà.  A volte, succede che si diventa amici dopo una bella storia d’amore, casi rari, ma ci sono. L’educazione passa attraverso la madre in alcune cose e al padre per altre, come il rispetto. Se in casa non  si insegnano certe regole di comportamento poi nella vita si tende a ripetere certi atteggiamenti o parole che si sono visti o sentite nell’ambito famigliare,  non sempre per fortuna,  perché ci sono uomini che hanno una loro predisposizione a comportarsi “bene” o “male” indipendentemente dall’educazione e dalla provenienza famigliare. Per me l’educazione e il rispetto, a casa e a scuola, sono alla base di molti comportamenti che vediamo ogni giorno attorno a noi o per la televisione o sui giornali.  Sembra che si abbia paura a dire no e di dire questo non si fa perché è sbagliato. E’ una mia impressione, potrei anche sbagliarmi. L’argomento sarebbe più complesso, ma non è il posto per fare questo approfondimento perché poche righe non  basterebbero.

Come pensi nascano le violenze sulle donne nell’animo delle persone? È possibile eliminarle o almeno contenerle? Come?

Come ho detto sopra, educazione e il rispetto sono alla base di tutto. Informazione è una cosa che deve essere fatta nelle scuole e questa dovrebbe portare ad un dialogo famigliare oltre che scolastico. Leggere e vedere alcuni film aiuterebbe a capire  meglio certi argomenti, credo. Dovremmo essere meno “ignoranti” in materia e più empatici verso il dolore degli altri. Leggere e commentare a scuola, a casa o con gli amici. Più siamo consapevoli e conosciamo certe cose o comportamenti meno facile sarà essere delle vittime, almeno lo spero. Ma ci devono essere anche strutture, leggi adeguate e personale competente, altrimenti è inutile parlarne se chi dovrebbe contribuire a fare diminuire questi reati non fa la sua parte.

Pensi che la società di oggi sia più violenta di quella del passato? Come mai?

La violenza c’è sempre stata e sempre ci sarà perché dovremmo essere “noi” i primi a cercare di debellarla o ridurla. Dovremmo imparare ad essere meno aggressivi e violenti verso chi ci e vicino. Purtroppo, oggi la violenza è aumentata e si sta evolvendo in forme diverse rispetto a qualche anno fa e cosa ancora più spaventosa è gratuita. Inoltre si è abbassata la soglia di chi la commette e non è più solo maschile, anche le donne stanno percorrendo questa strada. Questa escalation mi spaventa molto e mi disgusta vedere come vengono trattati questi argomenti dai giornali, trasmissioni televisive e altro, mi infastidisce vedere la morbosità verso queste notizie. I protagonisti televisivi spesso sono violenti nel linguaggio e diventano a loro volta aggressivi se qualcuno la pensa diversamente da loro.  La tolleranza e il rispetto che c’era una volta sono scomparsi dal video e sembra che la legge non riesca ad aggiornare se stessa verso questi reati con sempre più vittime.

Parlare di femminicidio o violenze sulle donne nei libri, pensi possa aiutare a far riflettere le persone su questi aspetti? O c’è il rischio che possano avere l’effetto opposto e incrementare il numero?

L’ignoranza è terreno fertile per facilitare le persone a commettere i loro “deliri”  con la convinzione che sia normale comportarsi così o che loro sono migliori delle loro vittime perché le vedono come oggetti di loro proprietà. Libri, articoli, film e tutto quello che può servire a rendere “visibile” a tutti certe problematiche per capire cosa le provochi e perché sono d’aiuto. Mostrare il vero volto  di questi “mostri” è importante e anche mostrare come si stia evolvendo questa piaga sociale è importante, più se ne parla e meno sarà facile per questi “mostri” passare inosservati. Di conseguenza,  polizia,  magistrati e leggi devono adeguarsi a questi cambiamenti per poter fronteggiarli e combatterli. Credo che la nostra sia una società malata e che vada curata prima che la situazione precipiti. Perlomeno è l’impressione che ho io.

Vorresti lasciare un messaggio alle giovani donne di oggi per aiutarle ad essere più forti e indipendenti?

Per prima cosa devono studiare, leggere e imparare a essere unite tra loro. La sorellanza spaventa gli uomini perché non possono più manipolarle. Essere indipendenti dal punto di vista lavorativo ed economico e pretendere che i loro diritti vengano rispettati. La conoscenza sconfigge l’ignoranza e la consapevolezza di quello che si vale impedisce agli uomini di fare credere alle donne che non siano alla loro altezza.

Non è un discorso femminista e neppure contro gli uomini ma sulla realtà lavorativa e sociale, altrimenti non ci troveremmo in certe situazioni. La realtà parla chiaro, mi limito ad evidenziare quello che articoli e considerazioni da parte di studiosi e giornalisti hanno sottolineato ultimamente.

Prima di lasciarti, hai carta bianca per dire al pubblico altro su di te, sulla tua opera o su un pensiero che tieni a condividere.

Quando devo parlare liberamente di me vado in crisi. Cosa potrei aggiungere???

Il mio desiderio più grande è quello di spuntarla come autrice. Sapere che quello che scrivo piace e che le persone che iniziano a conoscermi poi continueranno a leggere tutti i miei libri, è uno dei sogni che ho sempre avuto. Un altro è che il mio blog venga letto e apprezzato anche fuori dall’Italia e sembra che piano piano stia succedendo, lo dico sotto voce… ma dentro di me saltello felice. Ultimamente ho avuto qualche bella soddisfazione…Un nuovo desidero … vedere i miei libri trasportati sul piccolo e grande schermo. Dite che è un sogno irrealizzabile? E chi lo dice? I sogni sono fatti per essere realizzati… Secondo voi, quali attori e attrici potrebbero interpretare … i miei protagonisti?

A parte Thriller e gialli scrivo anche narrativa, poesie e altre cose. In questi ultimi anni ho lavorato molto e i frutti piano piano cominciano a farsi vedere.

Mi fermo qui perché non voglio annoiarvi, ma una ultima cosa la voglio dire prima di salutarvi…. GRAZIE.

Grazie a voi lettori che mi seguite silenziosi, a voi blogger che dedicare del tempo ai miei lavori e grazie al mio editore per la pazienza che ha con me.

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Gloria Pigino, giovane donna appassionata di lettura, scrittura, editing e ora anche divulgatrice dei pilastri fondamentali della disciplina mindfulness.

Lei non è nuova nel settore e vanta numerose pubblicazioni, vendite e collaborazioni, anche con importanti nomi, uno tra tutti la casa editrice di romanzi rosa More.

Ora scopriamo insieme cos’ha da rivelarci sulla sua vita e sul suo bellissimo romanzo “il dipinto”, una storia evocativa e sensuale, in cui presente e passato si intrecciano e si fondono attraverso una chiave di lettura tutta al femminile.

Prima di iniziare ad entrare nel vivo dell’intervista, inizia dicendoci dove ti piacerebbe trovarti per fare questa chiacchierata. In quale città o luogo vorresti essere e perché.

Torino, ovviamente. In un bel Caffè del centro, di quelli la cui storia ha attraversato i secoli. Un locale con un retrogusto antico, magari con dei begli affreschi alle pareti. Mi vedo seduta comodamente con te di fronte, a sorseggiare un buon Bicerin (per chi non lo sapesse, è un tipico liquore piemontese. Dai, ogni tanto possiamo concedercelo).  E a chiacchierare in totale relax. Che ne pensi? Ti piace il programma?

Brevemente, parlaci di te. Quali sono gli aspetti chiave che caratterizzano la tua personalità? Miglior pregio e peggior difetto?

È quel brevemente che mi preoccupa (intanto mi viene già da ridere). È una domanda difficile, sai? E siamo solo alla seconda… Ho scritto diversi libri, centinaia di pagine, eppure quando si tratta di parlare di me mi trovo un po’ in difficoltà. Diciamo che non so bene cosa dire… Mi ritengo una persona determinata, molto caparbia e testarda. So quello che voglio (l’ho sempre saputo) e sono andata a prendermelo. Non è stato sempre facile, ho dovuto lottare. Ma in fondo sono un leone, e la forza è il tratto distintivo che caratterizza la mia personalità. Sono molto combattiva e farei qualunque cosa per difendere i miei ideali e la mia libertà. Mi ritengo una ragazza (a 41 anni posso ancora definirmi così?) fortunata. Mi sento realizzata sia dal punto di vista professionale che nella vita privata. Ho realizzato i miei sogni e centrato tanti obiettivi (molti dei quali non li avevo neppure prefissati o immaginati). Ho avuto tante opportunità, ma forse perché le ho semplicemente sapute cogliere. E no, non è andato tutto liscio (proprio come nelle storie che scrivo, ma in fondo non è questo il sale della vita?). Ho avuto gravi problemi di salute che mi hanno costretta a rivedere i miei piani. Ad oggi ci combatto ancora, sempre a testa alta e col sorriso. Vado avanti, tengo duro. Perché so che niente accade per caso, e sono proprio le battaglie più difficili ad avermi permesso di intraprendere nuovi e inesplorati percorsi che oggi mi permettono di essere qui a parlare con te. Vivo di scrittura, nel senso che è proprio il mio pane quotidiano. È in essa che ho trovato e realizzato il mio kaizen, quello che i giapponesi definiscono “ragion d’essere”: non potrei desiderare nient’altro. Sono una scrittrice che lavora sodo, giorno e notte, e che crede in quello che fa. Sono anche editor, copywriter e ghostwriter per numerose e prestigiose aziende (oltre che per scrittori emergenti), e ne vado fiera. Mi piace l’idea di collaborare a nuovi e importanti progetti, è ciò che dà nuova linfa alla mia quotidianità, tutti giorni. Miglior pregio? Lealtà e schiettezza, mi dicono (per rispondere ho dovuto chiedere un po’ in giro perché si sa, chi si loda s’imbroda). Peggior difetto? La testardaggine e l’impulsività (anche questo me l’hanno suggerito, Marito dice anche che non ho le mezze misure. Per me, o è bianco o è nero. E da qui è partita una bella discussione in casa Verdi, perché per me non è che siano proprio dei difetti, ma tant’è). Un altro difettuccio su cui dovrò lavorare lo aggiungo io: ci rimango male quando le persone mi feriscono o scopro che sono diverse da come le ritenevo. Dovrei imparare a fare spallucce e fregarmene, ma è dura.

Altre passioni e hobby che ti completano?

Sono una persona eclettica. Ho così tanti hobby, così tante passioni… Diciamo che non ho il tempo di annoiarmi. Mi sembra scontato dire che la mia più grande passione è la lettura (insieme alla scrittura, ovviamente), ma lo dico lo stesso: adoro leggere. Ed è proprio grazie alla lettura che mi sono appassionata di culture e filosofie orientali, quella giapponese in particolare. Per quanto riguarda le attività manuali, mi piace cucinare (mi rilassa tantissimo)… e mangiare. Sono una buona, anzi, ottima forchetta. Mi piace molto il cinema, passione che condivido con mio marito Giuseppe (oltre alle altre, siamo infatti entrambi scrittori e autori a quattro mani. Facciamo praticamente tutto insieme, insomma). Ho una passione sfrenata per gli animali, di tutti i tipi. Fosse per me, avremmo una fattoria (mai dire mai…). Da oltre vent’anni mi dedico allo studio e all’approfondimento delle terapie alternative, tutte sperimentate su di me, le quali mi hanno permesso di affrontare al meglio alcune problematiche relative alla salute (sono affetta da due patologie rare, per non farmi mancare nulla). Amo l’arte, in tutte le sue declinazioni: e la musica, di vari genere.  Non di rado molti brani sono riusciti a darmi la giusta ispirazione per scrivere. Mi piace fare passeggiate in mezzo alla natura, mi consente di praticare la meditazione (parte integrante della mia vita e della mia quotidianità). L’elenco sarebbe ancora lungo, ma mi fermo qui. Diciamo che queste sono le più importanti.

Parlaci un po’ dei tuoi bellissimi animali e del rapporto d’amore che hai con loro.

E già… i nostri cuccioli. Quando parlo di loro, mi illumino… e mi perdo. Ti parlo di quelli che abbiamo attualmente (negli anni ne abbiamo avuti moltissimi). Grey, Guendalina e GustavAugusto (rispettivamente un coniglietto blu di circa un anno e mezzo, una coniglietta ariete di pochi mesi e un porcellino d’India, anche lui di quattro mesi). Loro sono il centro della nostra  vita, la nostra quotidianità ruota tutta intorno ai nostri cuccioli. Sono un concentrato di amore puro, di dolcezza, di gioia. A proposito: ad agosto, dopo nove anni e mezzo di amore incondizionato, abbiamo perso la nostra piccola Gioia. È stato un dolore immenso, inimmaginabile, che la presenza degli altri tre ha permesso in parte di mitigare. È stato a tutti gli effetti come perdere una figlia. Manca ogni giorno, ogni momento. Perché, come dico sempre, di pelle o di pelo non fa alcuna differenza: i figli sono sempre figli. Siamo grati del tempo che abbiamo condiviso con lei e siamo pronti a riversare tutto il nostro amore su quelli che rimangono, con la speranza e la felicità di avere di fronte a noi un bellissimo cammino da condividere con loro, perché alla fine la vita vince sempre su tutto.

Abiti in un piccolo paese del Piemonte. Ti piacerebbe vivere in un altro posto? Se potessi scegliere un luogo senza pensare a nessun vincolo economico o lavorativo, dove vorresti andare?

Sì, abito in un piccolo centro. Mi piace vivere qui, è tranquillo. Non credo riuscirei mai a vivere in una grande città. Sono nata in campagna e amo circondarmi di paesaggi naturali. Mi aiuta a mantenere la calma e la serenità ideali per scrivere. Inoltre sono molto attaccata alle mie radici (geograficamente parlando, intendo). Se potessi scegliere di trasferirmi altrove, ti confesso che il mio sogno sarebbe quello di abitare in una casetta nel folto di un bosco (sempre qui in Piemonte, ovviamente). Mandiamo questo pensiero a spasso per l’universo. Chissà…

Com’è strutturata la tua giornata ideale lavorativa da scrittrice/editor?

La mia giornata ideale di fatto è quella che vivo ogni giorno. Sono riuscita a crearmi una routine che mi permette di conciliare lavoro e vita privata (a differenza di quanto potrebbe sembrare, non è sempre facile lavorare da casa). Ovviamente mi dedico a tempo pieno alla scrittura, alternando creatività pura e meditazione – sempre in compagnia dei miei adorati cuccioli.

Mi viene difficile darti una scaletta vera e propria, dal momento che si tratta di un lavoro creativo. Posso dirti che non ho orari, viaggio sull’onda dell’ispirazione ma con un occhio attento alla disciplina che ogni scrittore deve avere. Sono molto severa con me stessa, in questo senso pretendo molto. Ti confesso, però, che il momento ideale per scrivere è la notte, quando la creatività è al top – sì, dietro a ogni romanzo ci sono parecchie ore di sonno cui ho dovuto rinunciare, ma ne è valsa la pena.

Visto che hai fatto appassionare anche me nello scoprire i segreti della pratica della mindfulness, puoi illustrare brevemente ai lettori di cosa si tratta e come organizzi le tue lezioni?

Sono felice di essere riuscita a trasmettere i segreti di questa pratica a tante persone. Sai, mi sono avvicinata alla meditazione in un periodo difficile, non semplice da gestire, sia fisicamente sia (soprattutto) emotivamente. La Mindfulness mi ha aiutata a centrarmi di nuovo su me stessa e a entrare in contatto con la parte più profonda di me. Ho capito cosa era giusto tenere nella mia vita e cosa, invece, era necessario lasciar andare. Oggi, finalmente, mi sento leggera. E libera. Quello della Mindfluness è stato ed è tuttora (perché una volta intrapreso dura tutta la vita) un viaggio meraviglioso, anche se tutt’altro che facile. Ho imparato a vivere in maniera più consapevole, a capire cosa volessi davvero dalla vita. Ho ritrovato quella pace e quella serenità che pensavo di aver perso, ma che erano lì, dentro di me. E adesso sono felice di accompagnare gli altri lungo quello stesso cammino. Prenderli per mano, rassicurarli, aiutarli: è tutto ciò che ho sempre sognato e desiderato. Stare accanto a chi soffre con una presenza costante, ma silenziosa e discreta. Esserci in qualunque momento, ma sempre un passo indietro (o meglio, di fianco). Sai, non pensavo ci fossero così tante persone interessate ad approfondire l’argomento, ma credo anche che le difficoltà vissute negli ultimi anni dalla popolazione mondiale abbiano portato gli individui a porsi domande, cercare nuovi percorsi da intraprendere. La gente è smarrita, confusa. Ha bisogno di equilibrio, di punti di riferimento. Il mio compito è quello di far comprendere loro che tutto ciò che cercano è già lì, a portata di mano: basta solo riconoscerlo. Nelle sedute si parte dall’ascolto, dal dialogo. Tutto inizia col sorriso, ma poi ti accorgi che improvvisamente lo sguardo cambia, il tono di voce si abbassa, e allora assisti al dolore vero, quello feroce, che rompe gli argini come un fiume in piena. Ed è lì che devi esserci. Accogliere ciò che arriva, insieme al’altro, e lasciarlo fluire, proprio come un fiume. Si raccolgono i cocci dell’anima, per avviarsi insieme sul cammino che condurrà alla quiete, a quella agognata pace interiore di cui tanto si parla, ma che in pochi riescono a raggiungere. Ma è bene sapere che è possibile, tutto lo è. Ho incontrato, insieme a mio marito (abbiamo fatto lo stesso percorso) persone che avevano smarrito il senso della vita, donne abituate a colmare il vuoto col cibo, mamme in gravidanza, manager sopraffatti dalle responsabilità e dallo stress, malati cronici e soggetti soffocati dall’ansia. Quello delle persone che si sono rivolte e si stanno rivolgendo a noi  è un ventaglio variopinto, e con ognuna di loro è stato un viaggio unico ed emozionante. Per non parlare dei legami che si sono venuti a creare. Sarò sempre grata per questo cammino intrapreso.

Quale libro stai leggendo in questo momento? O qual è stato il tuo ultimo. Cosa ti è piaciuto di più della storia che ti è rimasto nel cuore?

Neanche a farlo apposta, in questi giorni sto proprio leggendo un libro intitolato “Vivere momento per momento”di Jon Kabat – Zinn, biologo e scrittore statunitense, nonché Professore Emerito di Medicina e fondatore della Stress Reduction Clinic e del Center for Mindfulness in Medicine, Health Care and Society presso la University of Massachussetts Medical School, creatore e divulgatore del metodo MBSR, conosciuto in tutto il mondo.

Un libro che, come dice lo stesso autore, insegna a usare la saggezza del corpo e della mente per sconfiggere lo stress, il dolore, l’ansia e la malattia. Mi piace tenermi sempre aggiornata e continuare a studiare e ad approfondire. Come ti accennavo prima, quello della Mindfulness è un viaggio che, una volta intrapreso, dura tutta la vita. Non si finisce mai di imparare. Credo che questo libro mi terrà compagnia per un po’, dal momento che si tratta di un tomo di quasi 700 pagine. Proprio per i suoi insegnamenti e per la saggezza che contiene, nella sua semplicità, rimarrà per sempre nel mio cuor – insieme a quelli di Thich Nhat Hanh.

Quale genere ti piace leggere di più?

Posso dirti cosa non mi piace, faccio prima. Non leggo horror, fantascientifici e distopici. Prediligo letture che mi facciano stare bene. Possono essere più o meno impegnative, ma devono sempre essere allineate con me. Spazio tra vari generi, a seconda dell’umore e del libro che mi capita tra le mani (perché credo fermamente che siano loro a venirci a cercare, e non il contrario – o non sempre, per lo meno). Leggo sia in cartaceo sia in digitale. Nel mio kindle attualmente ci sono più di 600 libri nuovi da leggere… non mi basterà tutta una vita, suppongo. Non posso proprio resistere: quando mi capita davanti un libro che mi piace, devo prenderlo. Riuscire a leggerlo… è tutto un programma.

Il tuo autore e libro preferito. Quale e chi sceglieresti e perché?

Non ne ho uno in particolare, sono tanti gli autori che amo. Posso citarne un paio che caratterizzano due generi ben distinti, ma che apprezzo in egual misura. Per rimanere nell’ambito dei romanzi che amo divorare (posso leggere per ore e ore, anche fino a tarda notte), e di cui scrivo, non posso non citare Lucinda Riley, autrice di tanti romanzi che hanno appassionato milioni di lettori e lettrici in tutto il mondo. Purtroppo ci ha lasciato lo scorso anno, ma la sua eredità letteraria sarà sempre con noi. E poi ci tengo a citare un grande Maestro, Thich Nhat Hanh, monaco buddista e attivista, definito da Martin Luther King ‘un apostolo della pace e della non violenza’. È stato un pioniere della diffusione della Mindfulness in Occidente e in tutto il mondo. I suoi scritti trasmettono così tanto in poche e semplici parole… Invito chi volesse approfondire ad avvicinarsi alle sue opere, non potrà che trarne giovamento. Personalmente gli devo molto. Ha concluso il suo cammino terreno a gennaio, lasciando però una preziosa eredità e un dono dal valore inestimabile: l’aver contribuito a cambiare in parte il mondo e a piantare semi che, ne sono certa, non vedono l’ora di germogliare. 

Riguardo alla scrittura, come ti sei avvicinata a questo mondo? Come e quando è nata questa tua passione e talento?

Mi sono avvicinata un po’ per gioco e un po’ per sfida. All’ennesima mia lamentela, mio marito mi ha detto: “Se non ti piace nessun libro, allora perché non ne scrivi uno tu?”. Detto, fatto. Non appena è uscito di casa, ho acceso il pc e ho aperto il file Word. Ho iniziato a buttare giù le prime parole di quello che poi sarebbe diventato il mio romanzo d’esordio, Tralci della stessa vite, che ha segnato di fatto il mio ingresso nel mondo dell’editoria. E da lì non ho più smesso. La scrittura fa parte di me, della mia quotidianità. Vive in me, e io vivo di lei. Siamo un tutt’uno, ormai. Non riuscirei mai a farne  a meno. Per me è ossigeno puro, linfa vitale che scorre nelle vene… e sulla tastiera del pc (anche nella penna, sì, perché devi sapere che scrivo molto a mano, credo che aiuti parecchio la creatività). Penso che la passione sia nata con me. Mi è sempre piaciuto ascoltare storie, leggere e scrivere. Sul talento… lascio che si esprimano gli altri – sarei troppo di parte.

C’è qualcosa o qualcuno che influenza i tuoi pensieri e idee quando scrivi?

In linea di massima, mi lascio ispirare da tutto ciò che accade dentro e intorno a me. Mi basta sentire una notizia, una parola, un brano musicale, oppure vedere qualcosa, osservare un dettaglio per scatenare la fantasia. Sono fortunata, il blocco dello scrittore non so nemmeno cosa sia – fino ad oggi, per lo meno. Mi piace osservare le persone, ho molta memoria visiva – oltre che uditiva. Noto qualunque dettaglio, anche una minima variazione del tono di voce. Entro subito in sintonia con l’altro, sono una persona molto empatica. Ho una profonda sensibilità, che mi permette di andare oltre. Nel tempo mi ha permesso di capire chi tenere vicino a me e chi allontanare. E il mio fiuto, finora, non ha mai sbagliato. Possiamo definirla una questione di sopravvivenza. Questa dote, se così possiamo definirla, mi aiuta molto nella scrittura, soprattutto nel tratteggiare i vari personaggi e nel far emergere la loro emotività. Mi calo completamente nella parte, proprio come deve saper fare un attore. È così che riesco a descrivere quello che provano, ed è così che riesco a trasmettere ai miei lettori tante emozioni.

Quando e dove riesci a scrivere?

Praticamente ovunque, e in ogni momento. Se poi sono particolarmente ispirata, devo abbandonare ciò che sto facendo in quel momento e mettermi subito a scrivere. Se arriva una buona idea, è inutile e anche pericoloso rimandare: rischierei di perdere l’attimo, e di buttare tutto alle ortiche.

Entrando nel vivo del romanzo “il dipinto”, ci vuoi raccontare brevemente la trama?

“Il dipinto” è un romanzo che si sviluppa su due livelli spazio – temporali differenti. Da una parte abbiamo il Piemonte, dall’altra l’Irlanda. E le vicende narrate al presente si intersecano a quelle avvenute nel Secondo dopoguerra. La protagonista, infatti – Eleonora –, incuriosita da alcune lettere trovate in un baule e dalla foto in bianco e nero di una neonata, decide di partire per l’Irlanda insieme ad Alessandro, il futuro marito, per mettersi sulle tracce della misteriosa Bel, la firmataria delle lettere. Ma chi è in realtà? E chi è la bimba ritratta nella foto? Qui, in un antico maniero avvolto da un’aura suggestiva, verrà loro svelato il mistero che ruota intorno alle lettere e a un misterioso dipinto che pare nessuno abbia mai visto. È davvero esistito o è solo il frutto dell’immaginazione popolare? E se esiste, dove si trova? Lascio a voi scoprirlo…

Com’è nata l’idea per realizzarlo e la tecnica che hai usato per scriverlo? Quanto tempo hai impiegato per concluderlo?

L’idea è nata per caso. Mi piace molto leggere libri di questo genere, ma non credevo sarei mai stata in grado di scriverne uno. Ho voluto cimentarmi per mettermi alla prova, ed ecco “Il dipinto”.

Ti confesso che in alcuni momenti ho avuto difficoltà ad andare avanti, mi sembrava un’impresa impossibile. E più volte ho temuto di dover abbandonare tutto, ma alla fine la mia testardaggine ha vinto. Tutte le tessere del puzzle sono andate al loro posto e ogni tassello si è incastrato alla perfezione. Non è stato facile, ci ho impiegato quasi due anni. È stato necessario fare diversi sopralluoghi nel posto in cui sono ambientate le vicende. Era giusto stare lì, fare mia quell’energia. È stato stupendo, ho dei bellissimi ricordi di quelle giornate passate a scrivere sotto l’onda dell’ispirazione e dell’emotività. E sono contenta che ciò che ho provato nello scriverlo sia arrivato dritto al cuore dei lettori.

Hai ottenuto un ampio successo con le vendite. Complimenti. Quale pensi sia stato il segreto del successo?

Forse proprio il fatto che si tratti di una storia ricca di emozioni, di sensazioni. È un romanzo molto suggestivo, in cui il lettore viene letteralmente trascinato da un fiume in piena di sentimenti: c’è amore, attrazione, passione. Dolore, disperazione. Vita e morte. Tutto ciò che fa parte di ognuno di noi, insomma. E poi ci sono le descrizioni, piccole pennellate date qua e là per permettere al lettore di immergersi completamente, anima e corpo, nella storia. Perché, proprio come diceva Voltaire, in fondo “la scrittura è la pittura della voce”.

Quali sono stati i primi commenti che hai ricevuto dai tuoi lettori?

Li ricordo ancora come se fosse ieri, anche se sono passati anni, ormai. I lettori mi scrivevano (e lo fanno tutt’ora) subito dopo aver terminato il libro. Erano scioccati, increduli. Commossi. Alcuni mi hanno detto di non aver chiuso occhio per diverse notti, o di aver addirittura sognato i personaggi. Credo sia una storia con il potere di far venire a galla cose sepolte, emozioni messe da parte, soprattutto nelle persone più sensibili. Qualcuno, a distanza di settimane, mi ha detto “Non riesco a togliermi dalla mente Ascanio e Annabelle”. Sono felice che il mio romanzo sia riuscito a suscitare una così vasta gamma di emozioni. Qualcuno – e ti parlo delle persone più anziane – ha voluto condividere con me aneddoti della propria vita legati al romanzo. È stato come scavare in fondo all’anima per veder emergere tutto il passato. Ricordo un signore anziano, addirittura, che non riusciva a smettere di piangere. L’ho incontrato a uno dei miei firmacopie. Il libro aveva fatto emergere tanti ricordi legati alla moglie che aveva perso… E poi potrei andare avanti all’infinito. Sono grata a tutte le persone che hanno voluto condividere con me le loro impressioni e sensazioni, ogni volta è come rivivere quelle emozioni. Ed è curioso vedere come ognuno sia rimasto colpito da un preciso brano – anche quelli che personalmente ritenevo i più insignificanti. Sono felice, felicissima di vedere così tante gente ancora in grado di emozionarsi, e di non aver paura di mostrarlo. 

Qual è il messaggio che vuoi fare passare attraverso questa storia?

In realtà non c’è un messaggio che voglio trasmettere attraverso le storie che scrivo (anche se in qualche modo Il dipinto è legato a questa giornata. Chi l’ha già letto, sarà forse d’accordo con me). Quello che mi propongo di fare è riuscire a suscitare nel lettore una vasta gamma di emozioni, che riescano a farlo sorridere, commuovere, appassionarsi. Mi piace l’idea di portarlo sulle montagne russe, facendolo addentrare in una narrazione che gli faccia trattenere il fiato per poi svuotare i polmoni di colpo. Con Il dipinto credo proprio di esserci riuscita. È sicuramente una storia intensa, ricca di colpi di scena. Un romanzo in cui volti pagina e ti ritrovi improvvisamente a precipitare nel vuoto (i miei lettori sanno benissimo a cosa mi stia letteralmente riferendo). In fondo è proprio quello che cerco io in un libro: l’emozione pura, autentica. Profonda. Quella che ti fa sentire quel qualcosa allo stomaco molto simile ad un vortice che sale su, lasciandoti i brividi sulla pelle. Io stessa vivo di emozioni, più che di razionalità. Ho sempre messo il cuore davanti alla mente, in ogni occasione. Lo faccio anche quando scrivo, fa parte di me.  

Qual è il tuo prossimo progetto?

Il mio, anzi, nostro prossimo progetto – come ho già detto precedentemente io e mio marito scriviamo a quattro mani – è una storia toccante e commovente, strutturata in maniera molto simile a Il Dipinto, ma ovviamente completamente differente per i temi trattati e le dinamiche che prendono vita capitolo dopo capitolo. Questa volta partiremo dalla campagna Vercellese e vi porteremo in Inghilterra, in un’antica dimora circondata da acri di terreno, dove si nascondono segreti sepolti da decenni di silenzio e di oblio. Dall’epoca contemporanea, faremo un salto nel passato, nel biennio a cavallo fra il 1938 e il 1939. Ti confesso che non è semplice da scrivere: ci sono tanti capitoli, tanti personaggi, tante vicende, e tutto deve andare a incastrarsi alla perfezione. Non è stato facile scrivere alcuni brani, in particolare, proprio per la loro carica emozionale. Come ne Il dipinto, anche qui infatti saranno scene molto forti, ad altissimo impatto emotivo. Saranno proprio quelli che andranno a smuovere qualcosa nel lettore, e noi non vediamo l’ora di conoscerne le impressioni.

Ti svelo però che nel frattempo abbiamo terminato un nuovo romanzo, al momento in valutazione, che è un lavoro completamente diverso dai precedenti (ma non posso svelare nulla di più, perché siamo tenuti a rispettare alcuni vincoli contrattuali. Ti dico solo che è ambientato in un bosco…). E a dicembre uscirà il nostro ultimo libro a quattro mani con la casa editrice che ha già pubblicato Il dipinto. Non vediamo l’ora!!!

Ma nel cassetto abbiamo già alcune nuove trame… Diciamo che abbiamo un bel po’ di lavoro pronto per gli anni a venire.  

Soffermandoci sul significato di questa giornata, ti chiedo di pensare al rapporto tra uomo e donna. Credi possa esistere una vera amicizia tra loro? Se dovessi educare gli uomini su come comportarsi con le donne, cosa insegneresti? Su quali valori punteresti di più?

Personalmente credo molto all’amicizia fra uomo e donna, e penso che in alcuni casi possa essere anche più sincera e più profonda di quella fra due donne. Ma penso anche che in un certo senso sia più difficile da portare avanti, per tutta una serie di implicazioni che possono derivare, ad esempio, da un’eventuale attrazione fisica o da altri fattori esterni. Ovviamente non si può generalizzare né banalizzare, ogni caso è a sé. Ma se vi capita un’amicizia di questo tipo, vivetevela: potrebbe essere l’inizio di un meraviglioso cammino.

Per quanto riguarda l’educare gli uomini in merito al comportamento da tenere con una donna, credo che nulla valga di più dell’esempio. Penso che non servano tante parole, perché soprattutto quando si parla di insegnare qualcosa sono i fatti che contano, proprio come con i bambini. È importante che un bambino o un ragazzo cresca avendo modelli e punti di riferimento ‘sani’, e non parlo solo della figura paterna. Anche il ruolo della donna è fondamentale, infatti. Per cui non parlerei di maschi o femmine, parlerei più di individui.

Come pensi nascano le violenze sulle donne nell’animo delle persone? È possibile eliminarle o almeno contenerle? Come?

Sicuramente gli atteggiamenti che una persona può manifestare in un determinato momento della propria vita hanno radici profonde, che spesso affondano in un terreno, quello dell’infanzia, che non è stato adeguatamente arato, concimato, idratato, arato. È il terreno che conta, infatti. Certo la genetica in qualche modo centra, sempre e comunque, ma non dimentichiamo il ruolo fondamentale dei genitori, l’enorme responsabilità di mettere al mondo e preparare alla vita una creatura che prima non c’era, ma che adesso è qui e ha tutto il diritto di vivere una vita degna di essere vissuta e di realizzarsi, sempre secondo i propri talenti e la propria unicità. Questo sarebbe già un buon modo per eliminare quella frustrazione che spesso sta proprio alla base di certi atteggiamenti. Amare, educare, sensibilizzare. Comprendere, condividere. Accogliere. Sarebbero già ottimi strumenti di partenza.

Un altro importantissimo ruolo è quello che spetta alla scuola prima e alla società nel suo insieme poi. Ogni individuo è circondato da una rete di relazioni, e ognuna delle persone con cui veniamo a contatto lascia un’impronta – più o meno profonda – lungo il nostro cammino. È un continuo scambio, una continua interazione tra ciò che abbiamo dentro e ciò che ci circonda (come diceva John Donne, No man is an Island – Nessun uomo è un’isola). Se ognuno di noi fosse in grado di riflettere e di acquisire la consapevolezza del fatto che ognuna delle nostre azioni, dalla più piccola e insignificante alla più importante, può avere ripercussioni sulla vita di un’altra persona, credo che il problema si ridurrebbe già di conseguenza drasticamente. Ma, ahimè, è quasi un’utopia. 

Pensi che la società di oggi sia più violenta di quella del passato? Come mai?

Non so se sia davvero più violenta o se lo sembra solo perché oggi le notizie viaggiano più velocemente rispetto a un tempo. Quello che so è che è una società che non mi piace e mi fa paura. Soprattutto non riesco a comprendere come le persone possano, ad un certo punto della loro esistenza, perdere il lume della ragione e commettere atti così gravi, così atroci, così criminali e vili contro il prossimo. Mi fa male il cuore soprattutto quando le vittime sono persone che non possono difendersi, i più fragili, i più deboli: bambini, anziani, malati, animali. Non posso accettarlo, è la cosa che mi fa più male in assoluto.

Vorresti lasciare un messaggio alle giovani donne di oggi per aiutarle ad essere più forti e indipendenti?

Alle giovani donne vorrei dire di essere più consapevoli. Di vivere davvero la propria vita, e non di limitarsi a lasciarsi trascinare dal fiume dell’esistenza. Di credere in se stesse, sempre e comunque. Di andare dritte verso la meta, qualunque essa sia. Di mostrare tutto il coraggio, tutta la passione, tutta la temerarietà che ci contraddistingue da sempre, insieme all’audacia. Siate eroine della vostra quotidianità, educatamente sfacciate e sfrontate al punto giusto, ma senza mai nascondere quella dolcezza di fondo di cui il mondo ha tanto bisogno. Siate decise, ferme e risolute. Siate prodi cavallerizze delle vostre battaglie, perché nessuno le potrà combattere al posto vostro.  

Se possibile, vorrei invitarle a leggere un libro che mi ha fatto molto riflettere. Si intitola “Leggere Lolita a Teheran”, dell’autrice Azar Nafisi. Una lettura calzante proprio per il periodo storico che stiamo vivendo (vedi la situazione in Iran).

Prima di lasciarti, hai carta bianca per dire al pubblico altro su di te, sulla tua opera o su un pensiero che vuoi condividere.

Vorrei concludere questa intervista non parlando di me, o delle mie opere, ma con un ringraziamento e un augurio a tutti coloro che si ritroveranno a leggere queste righe.

Grazie innanzitutto perché, ormai da tempo, mi seguite con affetto. È anche e soprattutto grazie a voi che le giornate si colorano di toni caldi e delicati. Grazie alle vostre parole e al vostro incoraggiamento.

Ognuno di voi è prezioso, con tutti condivido e ho condiviso un pezzetto del mio cammino. Non sempre facile, certo, ma sicuramente emozionante.

Auguro a ognuno di voi di salire sul palcoscenico della vostra vita e di viverla appieno, qualunque cosa facciate, perché la vita stessa è arte e voi potete trasformarla nel più grande dei capolavori. Di buttarvi nel mondo e di rendere la vostra esistenza degna di essere vissuta, in un attimo di eterno.

Di ottenere ciò che desiderate e di cambiare ciò che non vi piace – nessuno può farlo al posto vostro, sappiatelo.

Vi auguro di sorridere, amare, commuovervi e ridere fino alle lacrime.

Di creare, lottare. Sperare.  

Di mettervi alla ricerca, e trovare voi stessi.

Di riuscire a dare un senso a tutto, perché tutto ha un senso – anche e soprattutto ciò che non rientra nei nostri piani.

Di amare la vita, perché la vita è sacra.

E, proprio come diceva Antoine de Saint-Exupéry, “fai della tua vita un sogno, e di un sogno, una realtà.”

Insomma, si vive una volta sola: fatelo bene.

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